di Carlo Longo

L’abbandono scolastico in Italia scende sotto il 10%, ma aumentano le difficoltà negli apprendimenti. Il nuovo rapporto Invalsi 2025 analizza risultati e divari regionali tra Nord e Sud, con focus su Italiano, Matematica e Inglese
Il fenomeno dell’abbandono scolastico precoce continua a registrare segnali incoraggianti in Italia. Secondo gli ultimi dati pubblicati da Invalsi e confermati dall’Istat, la percentuale di giovani tra i 18 e i 24 anni che lasciano gli studi senza aver ottenuto un diploma o intrapreso percorsi di formazione è passata dal 12,7% del 2021 al 9,8% nel 2025. Un traguardo importante, raggiunto con anticipo rispetto agli obiettivi del PNRR previsti per il 2026. Tuttavia, nonostante i progressi, il nostro Paese rimane il quinto peggiore in Europa per dispersione scolastica.
Più studenti a scuola, ma con fragilità negli apprendimenti
L’incremento di giovani che proseguono gli studi ha portato a una maggiore inclusione nel sistema scolastico. Tuttavia, secondo l’Invalsi, questo ampliamento ha comportato una crescente eterogeneità nei livelli di preparazione degli studenti. Sempre più spesso, infatti, si registra la presenza di alunni che, pur rimanendo nel sistema educativo, evidenziano lacune significative nelle competenze di base. Questo fenomeno viene definito “dispersione implicita” e riguarda chi, pur conseguendo il titolo, non possiede abilità adeguate. Nel 2025, la dispersione implicita è aumentata fino all’8,7%, in netto aumento rispetto al 6,6% dell’anno precedente.
I primi segnali di difficoltà già alla scuola primaria
Analizzando i risultati nelle scuole elementari, emerge una flessione nei livelli di apprendimento. In seconda elementare, il numero di alunni che raggiunge almeno il livello base in Italiano è sceso al 66% (-1% rispetto al 2024), mentre in Matematica si è mantenuto stabile al 67%. In quinta, la situazione è simile: il 75% raggiunge livelli adeguati in Italiano, ma solo il 66% in Matematica, in calo di due punti. Nelle prove di Inglese, si osserva un peggioramento nella comprensione scritta: solo il 91% raggiunge una buona competenza nella lettura (era il 95% l’anno prima), mentre l’ascolto resta stabile all’86%.
Scuola media: stallo in Matematica, piccoli progressi in Inglese
Nelle scuole secondarie di primo grado, i risultati mostrano criticità evidenti in Italiano e Matematica. Solo il 59% degli studenti raggiunge competenze adeguate nella lingua madre, un punto in meno rispetto al 2024. In Matematica la situazione è stagnante, con il 56% degli alunni che si attesta su livelli minimi, senza miglioramenti da cinque anni. Va leggermente meglio per l’Inglese: l’83% raggiunge il livello A2 nella lettura (+1%) e il 70% nell’ascolto (+2%). Tuttavia, i divari territoriali restano significativi, con il Mezzogiorno in netto svantaggio.
Scuole superiori: crollo dei risultati nell’ultimo anno
La situazione si aggrava nelle scuole secondarie di secondo grado. In seconda superiore, solo il 62% degli studenti raggiunge un livello sufficiente in Italiano, mentre in Matematica il dato scende al 54%. Queste percentuali rimangono invariate rispetto al 2024. Le disuguaglianze territoriali si accentuano: al Sud e nelle Isole, solo il 40% degli studenti ha competenze matematiche adeguate, e in alcune regioni come Calabria, Sicilia, Sardegna e Campania, la maggioranza non raggiunge i livelli minimi.
Nel quinto anno delle superiori, i risultati peggiorano ulteriormente. In Italiano solo il 52% degli studenti raggiunge il livello base (-4%), e in Matematica il 49% (-3%). Anche le competenze linguistiche in Inglese calano: il 55% raggiunge il livello previsto in lettura (-5%) e solo il 44% nell’ascolto (-1%).
Competenze digitali: un segnale positivo
Una novità del 2025 è la valutazione delle competenze digitali tra gli studenti delle seconde classi delle superiori. Qui emergono dati incoraggianti: l’89% raggiunge un buon livello nell’uso consapevole delle tecnologie, il 91% in comunicazione digitale, l’84% nella creazione di contenuti, e l’85% nella sicurezza online. A differenza di altre materie, i risultati in ambito digitale risultano più omogenei tra le diverse aree del Paese.
Il contesto post-pandemico e la sfida educativa
Invalsi sottolinea come i risultati scolastici risentano ancora degli effetti a lungo termine della pandemia da Covid-19. In quasi tutti i gradi scolastici, gli esiti restano inferiori rispetto al periodo pre-Covid, senza segnali di pieno recupero. Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, nel commentare il rapporto, ha evidenziato la necessità di potenziare l’insegnamento dell’Italiano, rafforzando in particolare sintassi, grammatica e comprensione del testo. Tra le soluzioni proposte: l’ampliamento del tempo pieno, il potenziamento delle attività extracurricolari, il sostegno alle famiglie e la formazione continua dei docenti.
Il sistema educativo italiano si trova di fronte a un paradosso: mentre cala la dispersione scolastica esplicita, cresce quella implicita. Più studenti portano a termine gli studi, ma con basi spesso fragili. Per affrontare la sfida, occorre un’azione sistemica che non si limiti all’inclusione formale, ma miri a garantire un’effettiva qualità dell’apprendimento per tutti, superando i divari territoriali e rafforzando le competenze di base.
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