di Corinna Pindaro
La disputa tra Unicredit e il governo italiano sull’uso del golden power per bloccare l’OPA su Banco BPM approda al Tar del Lazio. Bruxelles osserva, Berlino respinge l’avanzata su Commerzbank
La controversia tra Unicredit e lo Stato italiano per l’uso del golden power nella tentata acquisizione di Banco BPM è entrata in una nuova fase. Il Tribunale amministrativo del Lazio ha infatti avviato la discussione sul ricorso presentato dalla banca guidata da Andrea Orcel, che contesta la legittimità dell’intervento del governo nell’operazione di offerta pubblica di scambio (OPS).
L’udienza, iniziata attorno a mezzogiorno, ha visto l’avvocato Vittorio Cintioli — difensore di Unicredit — richiedere la pubblicazione del dispositivo di sentenza. Il presidente del Tar ha risposto che la decisione sarà resa nota entro i tempi previsti dal Codice del processo amministrativo, ovvero entro sette giorni, ma non si esclude una pubblicazione anticipata rispetto alla data del 16 luglio. Solo in un secondo momento sarà disponibile anche il testo completo con le motivazioni.
Le accuse di Unicredit: “Scelta discrezionale e non motivata”
Durante il dibattimento, l’avvocato Cintioli ha sollevato forti critiche nei confronti della decisione dell’esecutivo italiano, parlando di un “fantasma della discrezionalità” e definendo priva di fondamento la motivazione alla base dell’attivazione del golden power. L’Avvocatura dello Stato ha difeso la posizione del governo, sostenendo che l’intervento sia pienamente legittimo e conforme ai poteri speciali previsti per la tutela degli interessi strategici nazionali.
Nonostante le tensioni legali, Piazza Affari ha premiato Unicredit: il titolo ha guadagnato il 4,59% nella giornata, a conferma della fiducia degli investitori nell’operato dell’istituto milanese.
Bruxelles in attesa: nessuna decisione definitiva sul caso
Intanto la Commissione europea resta in una fase di valutazione preliminare sulla vicenda. La portavoce per i Servizi finanziari, Lea Zuber, ha dichiarato che l’UE non ha ancora preso posizione sull’intervento italiano, specificando che “a fine maggio abbiamo inviato alcune richieste di chiarimento all’Italia e abbiamo ricevuto risposta. Ora stiamo analizzando la documentazione nel minor tempo possibile”.
Commerzbank, Berlino chiude le porte a Unicredit
Oltre alla questione BPM, Unicredit si trova ad affrontare un altro fronte complesso: quello tedesco. Dopo aver aumentato la propria partecipazione in Commerzbank, il governo federale ha reagito con freddezza. Una portavoce del Ministero delle Finanze ha affermato che l’iniziativa di Unicredit è stata compiuta “senza coordinamento” con Commerzbank e ha ribadito che “la strategia di indipendenza dell’istituto resta invariata”. Berlino ha inoltre chiarito di non avere alcuna intenzione di vendere la propria quota nella banca.
UE: “No ai veti discrezionali degli Stati membri”
Una presa di posizione più favorevole a Unicredit arriva dalla Commissione europea. Il portavoce Olof Gill ha dichiarato che, in presenza di un via libera delle autorità di vigilanza competenti, non ci sono basi legali nel mercato unico o nell’Unione bancaria per impedire un’operazione bancaria in modo arbitrario da parte di uno Stato membro.
Andrea Orcel: “Il futuro di Unicredit non dipende da BPM”
Nel frattempo, l’amministratore delegato Andrea Orcel ha dichiarato che Unicredit “continuerà a crescere anche senza Banco BPM”, sottolineando la solidità della banca e la determinazione nel perseguire una strategia paneuropea. La mossa su Commerzbank, pur non concordata, è parte di questo percorso di espansione, anche se per ora incontra resistenze a Berlino.
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