di Corinna Pindaro
Italia, Francia e Germania lavorano a un appello congiunto per Ursula von der Leyen: flessibilità di bilancio, sostegno all’industria e nuova strategia per l’auto. Il fronte a tre punta a cambiare rotta al Green Deal
La collaborazione tra Giorgia Meloni, Emmanuel Macron e Friedrich Merz si fa sempre più concreta. Da ore, le cancellerie dei tre Paesi stanno finalizzando un documento congiunto destinato a Ursula von der Leyen, in cui verranno delineate precise richieste per rafforzare la competitività industriale dell’Unione Europea. Si tratta di un’iniziativa strategica che, pur nascendo da esigenze economiche, ha un significato politico rilevante e potrebbe influenzare in modo decisivo la nuova legislatura europea.
Un appello politico con implicazioni economiche
L’idea di una lettera comune prende forma all’inizio di giugno, in occasione della visita del presidente francese a Roma. È proprio Macron a lanciare il primo invito alla cooperazione, ricevendo il consenso della premier italiana. Il cancelliere tedesco Merz aderisce subito. Da allora, i tre governi hanno avviato un’intensa attività diplomatica, scambiandosi proposte e revisioni per affinare il testo finale. L’obiettivo iniziale era pubblicare l’appello entro il Consiglio europeo di fine giugno, ma la complessità delle trattative ha richiesto più tempo.
Transizione verde sì, ma con più realismo economico
Tra i punti già condivisi nella bozza figurano richieste cruciali, tra cui la necessità di raggiungere la neutralità tecnologica in modo sostenibile e graduale. I tre leader chiedono alla Commissione di garantire maggiore flessibilità nelle politiche di bilancio, per consentire agli Stati membri di indirizzare più risorse verso settori in difficoltà come l’automotive, l’energia e la difesa. Il messaggio è chiaro: servono strumenti concreti per accompagnare la transizione ecologica senza mettere in crisi il tessuto produttivo europeo.
Energia e industria: le priorità del patto
Uno dei nodi centrali della proposta è il costo dell’energia, ritenuto troppo elevato per garantire la competitività delle imprese europee. Si chiede alla Commissione di intervenire con misure strutturali per ridurre le spese energetiche e potenziare le produzioni strategiche, così da colmare il divario con giganti come la Cina e gli Stati Uniti. In parallelo, si sollecitano investimenti nei settori ad alta tecnologia e nella difesa, per rafforzare l’autonomia industriale dell’UE.
Biocarburanti, idrogeno ed e-fuels: la posizione italiana
Se Parigi spinge per incentivi europei sull’auto elettrica, Roma insiste affinché vengano considerati anche carburanti alternativi come biocarburanti, idrogeno ed e-fuels nel percorso di decarbonizzazione. Berlino, invece, mantiene una linea più prudente e frena su alcuni fronti, pur sostenendo il quadro generale dell’iniziativa.
Il nodo Mercosur e le divisioni sulla politica commerciale
Un ulteriore tema in discussione riguarda l’accordo commerciale con il blocco Mercosur. Mentre la Germania appare favorevole — in virtù di un’intesa con le lobby agricole interne — la Francia rimane fortemente contraria. L’Italia, al momento, adotta una posizione intermedia. L’eventuale inclusione del dossier Mercosur nella lettera rappresenterebbe un nuovo terreno di confronto con la Commissione europea.
Un segnale forte alla Commissione: è tempo di cambiare rotta
Dietro la proposta congiunta si intravede un tentativo di imprimere una svolta nella direzione politica dell’UE. I tre leader mettono in discussione alcuni obiettivi della Commissione, come la riduzione del 90% delle emissioni entro il 2040, considerata eccessiva da Parigi. Al contrario, socialisti e verdi continuano a sostenere il target delle emissioni zero al 2050. Ursula von der Leyen dovrà ora confrontarsi con questa nuova pressione politica: la sua visita a Roma il 10 luglio — per partecipare alla conferenza sull’Ucraina e a un vertice con le Confindustrie di Italia e Francia — potrebbe essere il momento decisivo per definire il nuovo equilibrio.
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