di Carlo Longo

La sospensione delle forniture militari statunitensi decisa da Trump rischia di indebolire le difese ucraine. Kiev senza munizioni e intercettori mentre Mosca aumenta la pressione. L’Europa riuscirà a colmare il vuoto?

UCRAINAMentre l’Ucraina affronta un’offensiva russa sempre più intensa, la decisione dell’amministrazione Trump di interrompere l’invio di armamenti, incluse le forniture già approvate dall’ex presidente Biden, arriva come un colpo durissimo. Alcuni di questi equipaggiamenti militari si trovavano già in Polonia, pronti a essere consegnati a Kiev, ma il blocco ha fermato tutto.

Le armi bloccate: Patriot, Hellfire, GMLRS e molto altro

Secondo un’esclusiva di Politico, tra i materiali trattenuti figurano armi essenziali per la difesa ucraina. Tra questi, gli intercettori PAC-3 utilizzati nei sistemi antimissile Patriot, missili portatili Stinger, vecchi ma ancora efficaci AIM-7 Sparrow riconvertiti per veicoli sovietici — parte di un sistema ribattezzato “Frankensam” — e munizioni da 155 mm, fondamentali per l’artiglieria pesante. L’elenco include anche razzi a guida di precisione GMLRS e missili anticarro Hellfire, strumenti strategici per il contrasto alle forze russe.

Motivazioni politiche dietro la sospensione

La Casa Bianca ha giustificato la decisione parlando della necessità di preservare le scorte del Pentagono, dichiarando che sono scese sotto la soglia di sicurezza. Alcuni osservatori collegano lo stop anche all’inasprimento del conflitto tra Israele e Iran, che avrebbe causato un elevato consumo di armi americane, tra cui Patriot e Hellfire. Ma l’ipotesi più accreditata è che si tratti di una pressione politica su Kiev, volta a spingere il governo Zelensky verso un accordo con Mosca.

L’ira di Kiev e la preoccupazione per il futuro

Le autorità ucraine, pur mantenendo toni diplomatici, hanno espresso il loro malcontento, convocando l’incaricato d’affari statunitense per chiedere chiarimenti. Il Ministero degli Esteri ha sottolineato come ogni ritardo nel supporto militare rafforzi l’aggressività russa, mentre un ufficiale ucraino ha ammesso che senza le munizioni USA sarà difficile mantenere le attuali linee difensive.

Contraerea al collasso: il rischio nei cieli ucraini

Il danno più immediato è l’impatto sulla difesa aerea. Le forze ucraine sono sempre più a corto di missili intercettori per i sistemi Patriot, Samp-T e Iris-T. Le scorte si stanno esaurendo e i fornitori europei non riescono a tenere il passo. I tecnici ucraini, per far fronte alla crisi, hanno riconvertito missili americani obsoleti montandoli su mezzi sovietici, ma anche questa soluzione ha limiti. Le ultime ondate di droni e missili russi hanno già superato le difese, con un tasso di intercettazione in calo preoccupante.

Cresce l’intensità degli attacchi russi

I dati forniti da fonti ucraine e analizzati da Svoboda mostrano una crescita esponenziale degli attacchi: dai 332 droni lanciati da Mosca nel giugno 2024 si è passati a oltre 5.400 nel mese successivo. I raid missilistici sono raddoppiati, passando da 124 a 225. L’efficacia della contraerea si sta rapidamente deteriorando: la percentuale di droni abbattuti è calata dal 95% al 74%, mentre quella dei missili è scesa al 50%.

I droni russi sono ora dotati di nuove tecnologie: volano a quote più alte per evitare le mitragliere, metà sono esche senza esplosivo che consumano le risorse difensive, l’altra metà trasporta testate da 90 kg di esplosivo ad alto potenziale. Inoltre, la guida migliorata rende più difficile l’intercettazione elettronica. La produzione mensile di droni ha superato le 5.000 unità.

Fronte terrestre sotto pressione: artiglieria e razzi insufficienti

La situazione è drammatica anche sul terreno. In aree come Sumy e il Donbass, le truppe ucraine faticano a sostenere il volume di fuoco richiesto. I razzi GMLRS, utilizzati da sistemi mobili forniti da Gran Bretagna, Germania e Italia, provengono esclusivamente dagli USA. L’artiglieria consuma più munizioni da 155 mm di quante ne riceva, e le industrie europee non riescono a colmare il gap.

L’Europa può davvero reggere il peso?

Con l’uscita di scena degli Stati Uniti come principali fornitori, l’onere passa all’Europa. Ma le sue capacità industriali sono limitate, e molte riserve strategiche sono già in esaurimento. Alcuni paesi stanno investendo nella produzione ucraina, altri donano direttamente dalle loro scorte. La Lettonia, ad esempio, ha annunciato l’invio di 42 mezzi blindati Patria, ma l’aiuto appare simbolico se paragonato alla potenza logistica e bellica della Russia.

Mosca rafforza le linee con aiuti nordcoreani

La presenza di armamenti forniti dalla Corea del Nord è sempre più evidente: si parla di artiglieria semovente, lanciarazzi, missili, munizioni e persino mitragliatrici. Secondo il New York Times, Pyongyang potrebbe dispiegare fino a 30.000 soldati in Russia. Anche se non verranno impiegati direttamente in Ucraina, consentiranno al Cremlino di liberare truppe fresche da inviare sul fronte.

Conclusione: una guerra che rischia di sbilanciarsi

La decisione americana rischia di alterare in modo significativo l’equilibrio sul campo. Senza un intervento deciso dell’Europa, e in assenza di un cambio di rotta da parte degli Stati Uniti, l’Ucraina si troverà a corto di risorse proprio quando la minaccia russa si fa più intensa e sofisticata. Il futuro della resistenza di Kiev dipenderà dalla capacità dell’Occidente di reagire.

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