di Corinna Pindaro
Oltre 200.000 persone hanno partecipato al Budapest Pride 2025 sfidando il divieto imposto dal governo Orbán. Presenti politici italiani ed europei. Nessun incidente, ma tensione altissima

La capitale ungherese è stata invasa pacificamente da una folla colorata e determinata. Con circa 200.000 presenze, il Budapest Pride 2025 si è trasformato in una delle più imponenti manifestazioni per i diritti LGBTQIA+ nella storia recente dell’Europa orientale. Nonostante il divieto ufficiale imposto dal governo di Viktor Orbán lo scorso marzo, la parata si è svolta senza incidenti, ma con una forte carica simbolica e politica.
Sotto lo sguardo attento delle forze dell’ordine e con il timore di possibili disordini, la marcia dell’orgoglio ha avuto inizio alle 15 davanti al Municipio di Budapest. Al grido di slogan contro l’autoritarismo e con le bandiere arcobaleno al vento, i manifestanti hanno ribadito la richiesta di uguaglianza e libertà in un paese dove i diritti civili sono sotto costante attacco.
Presenza politica europea e italiana: Schlein, Calenda e Thunberg in prima linea
A rendere ancora più rilevante la manifestazione è stata la partecipazione di numerosi rappresentanti politici di spicco provenienti da diversi Paesi dell’Unione Europea. L’Italia ha inviato una nutrita delegazione bipartisan, con la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, il leader di Azione Carlo Calenda, Ivan Scalfarotto di Italia Viva e Alessandra Maiorino del Movimento 5 Stelle.
I leader italiani non hanno mancato di lanciare messaggi forti: «Non puoi vietare l’amore per decreto», ha affermato Schlein, denunciando la deriva autoritaria del governo Orbán. Calenda ha scelto i social per il suo intervento, dichiarando: «Siamo qui per dire che i liberali non resteranno in silenzio davanti all’orientamento pro-Putin del premier ungherese».
A sorpresa, anche l’attivista svedese per il clima Greta Thunberg si è unita al corteo, denunciando pubblicamente il divieto del Pride come «un attacco fascista ai diritti umani».
Tensioni contenute: bloccati i tentativi di provocazione dell’estrema destra
Sebbene l’atmosfera fosse tesa, grazie all’efficace coordinamento con la polizia ungherese non si sono registrati episodi violenti. I militanti del gruppo estremista «64 Counties Youth Movement» e i neofascisti di Patria Nostra hanno minacciato di bloccare il corteo, ma sono stati isolati rapidamente. Un esiguo gruppo si è presentato sul ponte Szabadság – punto chiave del percorso – ma è stato completamente ignorato dalla folla arcobaleno.
Il leader dell’opposizione ungherese Peter Magyar ha lanciato un appello alla responsabilità direttamente al premier: «Se oggi qualcuno si farà male, la responsabilità sarà tutta di Orbán. Il compito di un capo di Stato non è dividere, ma proteggere ogni cittadino».
Un Pride politico: la comunità LGBTQIA+ rivendica spazio e diritti
Il Budapest Pride 2025 è stato molto più di una parata: è stato un atto di resistenza, un messaggio diretto al potere e un grido collettivo per la democrazia. In un paese dove la libertà di espressione è sempre più sotto minaccia, la partecipazione massiccia alla marcia dell’orgoglio ha rappresentato una presa di posizione netta contro la repressione e a favore dei diritti umani universali.
Tra canti, danze, bandiere e cartelli, i manifestanti hanno ricordato che l’amore non può essere cancellato da un decreto. E che la lotta per l’uguaglianza non conosce confini, né può essere fermata da muri ideologici.
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