di Corinna Pindaro
La Direttiva Case Green impone all’Italia un piano di riqualificazione energetica entro il 2030. Servono 84 miliardi di investimenti per migliorare 3 milioni di abitazioni e ridurre povertà energetica ed emissioni
Mentre il dibattito politico si concentra sul nuovo Piano Casa, si registra un silenzio quasi totale su un’altra grande sfida: l’efficientamento energetico del patrimonio edilizio italiano. Eppure, la Direttiva europea sulle Case Green è ormai in vigore dal 2024 e dovrà essere recepita entro il prossimo anno. Questa normativa impone agli Stati membri un concreto piano di rinnovamento degli edifici residenziali, con obiettivi stringenti già fissati per il 2030. A rilanciare il tema è la Fondazione Geometri, che insieme a Smart Land, Centro Studi Sintesi e Cgia di Mestre ha presentato alla Camera dei Deputati il rapporto “La via italiana alla Direttiva Case Green”.
Quanto costerà riqualificare le case italiane
Secondo lo studio condotto dalla Fondazione, adeguare circa 3 milioni di abitazioni italiane ai nuovi standard energetici richiederà un investimento complessivo pari a 84,8 miliardi di euro, con una spesa media stimata in 28 mila euro per ciascun intervento. Una cifra importante, ma che secondo le stime genererà un impatto economico decisamente più ampio: l’effetto moltiplicatore previsto sfiora infatti i 280 miliardi di euro, estendendosi anche oltre il comparto dell’edilizia. L’intervento avrà inoltre un impatto diretto sul mercato del lavoro, con la possibilità di attivare circa 219.000 posti l’anno fino al 2030.
Un’opportunità per ambiente ed economia
La riqualificazione energetica rappresenta anche una risposta concreta all’emergenza ambientale. Oggi, gli edifici residenziali italiani sono responsabili del 42% dei consumi energetici finali e del 18,8% delle emissioni climalteranti. Investire nella riqualificazione significa ridurre drasticamente l’impatto ambientale, ma anche rilanciare settori strategici come edilizia, impiantistica e progettazione. L’obiettivo è ambizioso: portare entro il 2030 almeno il 15% del patrimonio abitativo fuori dalle classi energetiche più basse (F e G), che oggi rappresentano oltre la metà delle abitazioni esistenti.
Emergenza povertà energetica: 9% delle famiglie a rischio
Il rapporto sottolinea come la questione energetica sia anche una questione sociale. Secondo i dati raccolti, circa il 9% delle famiglie italiane vive oggi in condizione di povertà energetica, il livello più alto registrato negli ultimi dieci anni. Inoltre, oltre il 68% del patrimonio edilizio è stato costruito prima del 1980, quando non esistevano normative sull’isolamento termico. A queste condizioni si aggiunge il fatto che circa il 17% delle famiglie vive in abitazioni con gravi problemi di insalubrità, aggravando le disuguaglianze e le fragilità sociali.
Superbonus, lezioni dal passato e nuove strategie per il futuro
L’esperienza del Superbonus 110% ha mostrato quanto siano complesse le politiche di incentivazione se non adeguatamente pianificate. Come ha sottolineato Paolo Biscaro, presidente del Consiglio Nazionale Geometri, “il Superbonus ha favorito una platea ristretta, con concentrazione di risorse su pochi beneficiari”. Ora, la strategia deve essere differente: occorrono interventi mirati, capaci di sostenere in particolare le famiglie vulnerabili e le aree più svantaggiate del Paese. In questo senso, è cruciale coinvolgere le Regioni, i Comuni e i privati, creando strumenti finanziari accessibili grazie anche al Fondo Sociale per il Clima che l’UE attiverà dal 2027.
La “via italiana” alla direttiva: un percorso sostenibile e inclusivo
La proposta avanzata nel rapporto mira a costruire una vera e propria via italiana alla transizione energetica, combinando equità sociale, crescita economica e sostenibilità ambientale. Il piano non si limita al 2030: la roadmap della direttiva europea prevede ulteriori 61 miliardi di investimenti entro il 2035, seguiti da altri 230 miliardi fino al 2050. Per riuscirci, sarà fondamentale dotarsi di strumenti finanziari strutturati, competenze tecniche diffuse sul territorio e una regia politica stabile.
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