di Corinna Pindaro

La NATO approva un aumento delle spese militari fino al 5% del PIL entro il 2035, ma non include alcuna apertura concreta all’ingresso dell’Ucraina. Ecco cosa prevede la Dichiarazione dell’Aja e le reazioni dei leader

natoDurante il vertice della NATO tenutosi all’Aja, i 32 Paesi membri dell’Alleanza Atlantica hanno approvato un piano ambizioso di rafforzamento militare che prevede l’aumento delle spese per la difesa fino al 5% del prodotto interno lordo entro il 2035. Tuttavia, nessuna menzione è stata fatta all’ingresso dell’Ucraina nell’Alleanza, segnando un evidente cambio di passo rispetto agli impegni assunti nel vertice di Washington dell’anno precedente.

Un messaggio forte alla Russia, ma segnali ambigui su Kiev

La Dichiarazione dell’Aja ribadisce con forza l’unità transatlantica e l’impegno totale all’Articolo 5 del Trattato di Washington, che prevede la mutua difesa in caso di attacco. La Russia viene definita “una minaccia strategica a lungo termine” per la sicurezza euro-atlantica. Ma, sorprendentemente, il documento tace completamente sull’adesione futura dell’Ucraina alla NATO, a differenza del vertice del 2024 che ne riconosceva “un percorso irreversibile”. A Kiev viene espresso solo un sostegno generico, con l’aggiunta che ogni Stato potrà decidere in autonomia tempi e modalità del proprio contributo militare e finanziario.

La svolta sulle spese per la difesa

Il cambiamento più netto riguarda l’impegno economico: entro il 2035, gli Stati membri dovranno destinare il 5% del loro PIL complessivo alla sicurezza e alla difesa. Di questa quota, almeno il 3,5% sarà dedicato direttamente alla spesa militare, mentre l’1,5% potrà essere investito in settori correlati, come infrastrutture, protezione civile e industria della difesa. Ogni Paese avrà flessibilità nel raggiungimento di questi obiettivi, purché presenti annualmente un piano di incremento credibile. Una revisione generale degli impegni è prevista per il 2029.

L’approccio “flessibile” voluto da Trump

Il nuovo approccio riflette in parte la strategia promossa da Donald Trump, che già da tempo chiedeva agli Alleati un maggiore impegno finanziario. Il vertice dell’Aja ha permesso al tycoon americano di presentarsi come vincitore politico: “È stato un incontro fantastico, un successo monumentale per gli Stati Uniti”, ha dichiarato. La possibilità di includere gli aiuti all’Ucraina nei conteggi per il raggiungimento degli obiettivi ha reso l’accordo più digeribile per molti Paesi europei, preoccupati per l’aumento delle spese pubbliche.

Mark Rutte: “Difesa comune, libertà da proteggere”

Ad aprire la conferenza stampa finale è stato Mark Rutte, ex premier olandese e attuale segretario generale della NATO. “Abbiamo compiuto un salto quantico nella difesa collettiva”, ha sottolineato. Secondo Rutte, la nuova strategia garantirà la capacità dell’Alleanza di rispondere a qualsiasi minaccia. L’olandese ha anche lodato Trump per aver spinto i partner europei ad assumersi finalmente responsabilità concrete.

Ucraina, la grande assente dal documento

Malgrado le rassicurazioni verbali, l’esclusione dell’Ucraina dal testo ufficiale è stata notata da molti osservatori. Il presidente Zelensky, presente al vertice ma non coinvolto nelle decisioni finali, è apparso isolato. Rutte ha provato a minimizzare: “Abbiamo scelto un documento essenziale, senza elenchi infiniti. Ma il percorso dell’Ucraina verso la NATO resta valido”. Parole che suonano poco convincenti, specie alla luce delle tensioni con la Russia e della situazione sul campo.

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