di Carlo Longo
Sea Watch denuncia l’ennesima tragedia nel Mediterraneo: diversi cadaveri galleggiano in mare senza soccorso. L’indifferenza della Guardia costiera libica alimenta le polemiche
Un’altra drammatica scena si è consumata nelle acque internazionali del Mediterraneo centrale, all’interno della zona di ricerca e soccorso (SAR) sotto responsabilità libica. Dall’alto, l’aereo di ricognizione Sea Bird, gestito dalla ONG Sea Watch, ha individuato numerosi corpi in mare. Alcuni di questi fluttuavano nei pressi di una motovedetta della Guardia costiera libica, una delle imbarcazioni fornite dall’Italia come parte della cooperazione bilaterale.
Nessuna risposta ai soccorsi: il silenzio libico
I volontari a bordo del Sea Bird, dopo aver avvistato la scena, hanno immediatamente contattato via radio le autorità libiche per richiedere un intervento urgente. Tuttavia, nonostante la vicinanza dell’imbarcazione militare, nessuno ha risposto. I corpi, dunque, sono rimasti senza alcun soccorso, continuando a galleggiare in mare aperto.
Immagini sfocate ma potenti: la denuncia di Sea Watch
Sea Watch ha scelto di diffondere le immagini dell’avvistamento, pur volutamente sfocate per rispetto delle vittime. Le fotografie documentano in modo inequivocabile la presenza dei cadaveri e l’inattività delle autorità preposte al salvataggio. Non sono disponibili informazioni dettagliate sul tipo di imbarcazione affondata o sul numero esatto delle vittime, ma i volontari temono che si tratti di un naufragio con un bilancio ancora più grave.
Una crisi che continua: l’ombra lunga dei naufragi
La scena testimonia ancora una volta le gravi falle nel sistema di gestione dei soccorsi nel Mediterraneo, specialmente nelle aree SAR affidate alla Libia. Ogni nuova tragedia riapre il dibattito sulla responsabilità europea, sulla collaborazione con le autorità libiche e sulla necessità urgente di un meccanismo di salvataggio umanitario efficiente e coordinato.
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