di Emilia Morelli
L’Italia fatica a utilizzare i fondi di coesione europei e nazionali 2021-2027: solo una minima parte delle risorse è stata effettivamente spesa, con forti divari tra Nord e Sud
Nonostante l’enorme quantità di risorse a disposizione — ben 153 miliardi di euro per il ciclo 2021-2027 — l’Italia sta mostrando forti ritardi nell’utilizzo dei fondi di coesione, sia quelli europei che nazionali. A fronte di una cifra che rappresenta circa tre quarti del totale previsto dal PNRR, i dati evidenziano un’avanzata molto lenta sia nella fase di impegno che in quella dei pagamenti effettivi.
Fondi UE: solo il 5% delle risorse già speso
Secondo un’analisi aggiornata del Servizio Studi della Camera dei Deputati, i fondi strutturali europei — FESR, FSE e JTF, per un totale di circa 74 miliardi di euro — mostrano finora risultati modesti. A oggi, infatti, risulta impegnato solo il 18% delle risorse (pari a 13,5 miliardi), mentre i pagamenti effettivamente erogati ammontano a 3,8 miliardi, ossia il 5%.
Fondi nazionali: pagato appena il 4% del totale
Non va meglio sul fronte dei fondi di coesione nazionali, che pesano per oltre 78 miliardi. Considerando solo le risorse coperte dagli accordi già sottoscritti con le Regioni (per un totale di 20,7 miliardi), lo stato di attuazione è fermo al 12,4% per quanto riguarda gli impegni e appena al 4% per le somme realmente spese. Sardegna e Campania non rientrano in questa analisi a causa della recente approvazione dei rispettivi accordi, che non risultano ancora monitorabili.
Divario territoriale: il Nord avanza, il Sud arranca
Un altro elemento preoccupante riguarda le forti disuguaglianze territoriali nella capacità di spesa. Le Regioni del Nord e del Centro — tra cui Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto, Lazio e le Province Autonome di Trento e Bolzano — mostrano performance nettamente migliori rispetto alle aree del Sud.
In queste Regioni più sviluppate, l’utilizzo dei fondi nazionali raggiunge il 18,6% delle risorse programmate, mentre per quelli regionali si sale addirittura al 32,9%. Le somme effettivamente spese si attestano invece all’11,1%, segno di una capacità amministrativa più solida e reattiva.
Di contro, le Regioni del Mezzogiorno — Basilicata, Calabria, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia — restano indietro: solo il 16,2% delle risorse dei programmi nazionali è stato impegnato, mentre l’impiego dei fondi regionali è ancora più basso, fermo all’8,3%. Le percentuali di spesa effettiva sono preoccupanti: appena il 3,7% per i fondi nazionali e il 2,8% per quelli regionali.
Una strategia da ripensare: perché il problema non è solo la quantità di risorse
Nonostante la disponibilità di ingenti fondi europei e nazionali, il problema non sembra risiedere nella quantità, ma piuttosto nella capacità amministrativa di programmazione, gestione e attuazione. Il divario tra Nord e Sud sottolinea ancora una volta la necessità di rafforzare le competenze tecniche e operative degli enti locali, in particolare nelle aree meno sviluppate.
Il periodo 2021-2027 rappresenta una finestra cruciale per il rilancio del Paese, soprattutto in un contesto post-pandemico e con la sfida del PNRR in corso. Ma se i fondi di coesione continuano a essere sottoutilizzati, l’Italia rischia di perdere un’opportunità storica di ridurre i divari territoriali e sostenere una crescita inclusiva e sostenibile.
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