di Corinna Pindaro

La tensione tra Israele e Iran sfocia in attacchi incrociati e minacce dirette. Allarmi a Tel Aviv e Teheran, rischio blocco dello Stretto di Hormuz e appello dei cittadini italiani in fuga

israele iranUn comunicato criptico ma inequivocabile: evacuare i “canali N12 e N14”. Con questa formula, l’Iran ha lanciato un avvertimento diretto alle redazioni di due importanti canali televisivi israeliani, suggerendo un imminente attacco mirato in risposta al bombardamento del palazzo della tv di Stato iraniana, costato la vita a diversi giornalisti. Secondo Fars News, agenzia vicina ai pasdaran, si tratterà di una “controffensiva senza precedenti”, destinata a segnare uno dei momenti più duri dall’inizio del conflitto con Israele.

A rincarare la tensione, i Guardiani della Rivoluzione hanno invitato i residenti di Tel Aviv a lasciare la città immediatamente, riecheggiando le stesse modalità usate poche ore prima da Israele nei confronti di alcuni quartieri di Teheran. Un sinistro gioco di specchi che mostra quanto entrambi i Paesi siano pronti a colpire con forza, anche nei centri abitati.

 Netanyahu e lo spettro di un attacco alla Guida Suprema

Le dichiarazioni del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu alimentano ulteriormente lo scontro. Intervistato dalla rete ABC, il premier ha affermato di non escludere l’uccisione dell’Ayatollah Ali Khamenei, guida suprema dell’Iran. Secondo Netanyahu, un attacco mirato contro la massima autorità iraniana non aggraverebbe il conflitto ma ne determinerebbe la fine. Parole che sembrano confermare le voci, non smentite, di un veto da parte di Donald Trump su un’operazione simile da parte dell’intelligence israeliana.

 Teheran apre al dialogo sul nucleare, ma pone condizioni

Mentre il conflitto si intensifica, emergono segnali contraddittori. Da una parte i missili, dall’altra una timida apertura diplomatica. Secondo il Wall Street Journal, l’Iran – attraverso intermediari arabi – avrebbe contattato gli Stati Uniti per riavviare i colloqui sul nucleare, chiedendo in cambio che Washington resti fuori dagli attacchi contro le sue installazioni militari e nucleari.

Verso Israele, il messaggio è più cauto: Teheran parla di contenimento della violenza come “interesse comune”. Ma a Tel Aviv, l’apertura è accolta con scetticismo: Netanyahu ha rivendicato il pieno controllo dello spazio aereo su Teheran e ribadito l’intenzione di distruggere le infrastrutture strategiche iraniane. “Questa è una guerra, non un semplice attacco”, ha detto il premier israeliano.

Raid a Teheran: evacuazioni e allarmi dalla IDF

Nel frattempo, proseguono i raid dell’aviazione israeliana sulla capitale iraniana. Le Forze di Difesa Israeliane hanno lanciato un nuovo avviso in lingua farsi ai civili del distretto C di Teheran, chiedendo l’evacuazione “immediata” dell’area. “Per la vostra sicurezza, lasciate la zona: la vostra permanenza può mettere a rischio la vostra vita”, recita il messaggio. L’intervento militare punta a colpire le infrastrutture strategiche legate al programma missilistico della Repubblica Islamica.

 Farnesina in allerta: italiani bloccati in Israele chiedono aiuto

In Italia, l’Unità di Crisi del Ministero degli Esteri è in riunione permanente sotto la guida del ministro Antonio Tajani. Al centro delle discussioni, la sicurezza dei cittadini italiani presenti nei due Paesi coinvolti nel conflitto. Le ambasciate e i consolati italiani stanno assistendo chi desidera lasciare Israele o l’Iran, sfruttando i valichi di terra mentre gli aeroporti restano chiusi.

Il caso più emblematico è quello di Giannalberto De Filippis, originario di Bologna, rifugiatosi in una safe room a Nahariya, nel nord di Israele, insieme ai suoi due figli. Bloccati nel Paese dopo l’escalation, la famiglia lancia un appello: “Siamo pronti a partire subito, ma dall’ambasciata italiana non abbiamo ancora ricevuto istruzioni chiare”.

 Il rischio globale: occhi puntati sullo Stretto di Hormuz

Un altro fronte preoccupante si apre sul piano economico e geopolitico. Tra i dossier più delicati sul tavolo della Farnesina vi è il rischio di un blocco navale dello Stretto di Hormuz, passaggio da cui transita circa il 30% del petrolio globale. Qualsiasi chiusura o restrizione in questa zona potrebbe provocare un nuovo shock energetico mondiale. La possibilità che i Paesi del Golfo diventino bersagli di attacchi indiretti aumenta i timori di un’escalation incontrollata.

 Conclusione: tra diplomazia e distruzione, il mondo sull’orlo di un nuovo conflitto regionale

La crisi tra Israele e Iran non è più un confronto di intelligence o missili mirati, ma una guerra a tutto campo che coinvolge capitali, civili, media e infrastrutture strategiche. La finestra per una trattativa diplomatica resta aperta, ma si restringe rapidamente sotto la pressione delle bombe. Le prossime mosse di Washington e Tel Aviv saranno decisive per capire se ci sarà una de-escalation o un’escalation che potrebbe infiammare l’intero Medio Oriente.

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