di Emilia Morelli
Al G7 di Kananaskis Trump si oppone alla linea europea sulla de-escalation tra Iran e Israele e propone il ritorno di Mosca nel gruppo. Frizioni anche su Cina e Ucraina
Il vertice del G7 apertosi tra le vette dell’Alberta canadese è già segnato da profonde divisioni. A far esplodere le tensioni è Donald Trump, che ha scelto di non aderire alla dichiarazione congiunta sulla necessità di una tregua tra Israele e Iran. Secondo fonti della delegazione americana riportate da CBS News, Trump ha rifiutato di firmare il documento che chiede un’immediata de-escalation nel conflitto mediorientale, in netto contrasto con gli altri leader presenti.
Mentre i partner europei, guidati da Ursula von der Leyen e Antonio Costa, si coordinano su una linea condivisa improntata al cessate il fuoco, Trump preferisce alzare i toni: “L’Iran ha avuto 60 giorni per trattare, ora è tardi. Questa guerra è dolorosa, ma Teheran non la sta vincendo”.
Israele e Iran, le tensioni dividono l’Occidente
Le parole di Trump arrivano in un momento in cui la tensione tra Israele e Iran ha superato nuove soglie critiche: l’attacco israeliano al sito nucleare di Fordow ha causato un forte sisma nella regione, mentre a Teheran il leader supremo Khamenei si è rifugiato in un bunker. Intanto, il regime prosegue con arresti interni e repressioni, anche contro presunti infiltrati del Mossad.
Nonostante il contesto incandescente, Trump non mostra aperture verso una posizione diplomatica. Anzi, lancia un’apertura sorprendente a Vladimir Putin, sostenendo che il presidente russo potrebbe persino fare da mediatore nel conflitto mediorientale: “Putin parla con me. Gli iraniani invece tacciono”.
Il ritorno della Russia al centro del dibattito G7
A infiammare ulteriormente i lavori del summit è la questione Russia. Trump ha dichiarato apertamente che l’espulsione di Mosca dal G8 è stato un “grave errore” e ha espresso il proprio disaccordo su eventuali nuove sanzioni contro il Cremlino per la guerra in Ucraina. Questa posizione mina uno dei pilastri della linea occidentale unitaria emersa negli ultimi anni.
Il tycoon statunitense non si ferma qui: solleva anche la possibilità di aprire il G7 alla Cina, pur lamentando la scarsa disponibilità al dialogo da parte di Pechino. “Non mi oppongo, ma bisogna parlare con persone disposte al confronto. I cinesi non parlano. Putin sì”.
Reazione europea: compattezza su Gaza e iniziative per la pace
Di fronte alle dichiarazioni di Trump, i leader europei cercano di rafforzare la loro compattezza. Il premier britannico Keir Starmer ribadisce l’impegno del Regno Unito a favore della de-escalation in Medio Oriente. La presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni, intanto, sposta l’attenzione sulla crisi palestinese, dichiarando l’intenzione di promuovere una proposta condivisa per un cessate il fuoco a Gaza. “Ci sono segnali incoraggianti da parte dei partner”, ha affermato.
Ma l’asse transatlantico resta scosso. L’atteggiamento americano rischia di isolare Washington proprio nel momento in cui si cerca una risposta unitaria alle crisi globali.
G7 diviso in un mondo in crisi
L’inizio del G7 2025 a Kananaskis segna un nuovo punto di frattura nella geopolitica globale. Con Trump deciso a rivedere le alleanze e a spingere su scelte unilaterali, l’unità tra le grandi democrazie occidentali appare più fragile che mai. Mentre i conflitti si moltiplicano da Gaza a Teheran, passando per l’Ucraina, la necessità di un fronte comune si scontra con profonde divergenze strategiche.
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