di Emilia Morelli

Israele e Iran: nuovi raid, vittime civili e leadership iraniana nascosta in bunker. Khamenei tratta con Mosca, Trump apre al coinvolgimento USA

Nelle ultime ore, la crisi tra Israele e Iran ha registrato una nuova e pericolosa escalation. Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno

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confermato l’arrivo di una nuova ondata di missili balistici partiti dal territorio iraniano verso Israele. Almeno quattro persone sono rimaste ferite nel sud, mentre si registrano vasti incendi nella zona del Monte Carmel, colpita da un razzo iraniano.

Esplosioni sono state udite anche a Tel Aviv e nel nord del Paese. Un edificio è stato danneggiato e numerosi civili sono stati evacuati. Le sirene antiaeree hanno risuonato senza sosta in diverse regioni.

Israele risponde: colpiti obiettivi strategici nella capitale iraniana

La risposta israeliana non si è fatta attendere. Droni e missili hanno colpito infrastrutture critiche a Teheran, tra cui il comando della polizia centrale. Secondo l’agenzia ISNA, l’attacco ha causato feriti tra le forze dell’ordine. L’IDF ha inoltre rivendicato l’attacco a un sito nucleare operativo, sostenendo di aver inflitto un duro colpo alla capacità strategica iraniana.

Netanyahu: “Eliminati i vertici dell’intelligence dei Pasdaran”

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu, intervistato da Fox News, ha confermato che uno dei raid ha portato all’eliminazione del capo dell’intelligence dei Pasdaran e del suo vice. «Il regime iraniano ha varcato una linea rossa: pagherà un prezzo altissimo per aver deliberatamente preso di mira i nostri civili», ha dichiarato.

Khamenei nascosto in un bunker. Trattative segrete con Russia e timori di evacuazione

Secondo fonti dell’emittente indipendente Iran International, la Guida Suprema Ali Khamenei sarebbe stata trasferita in un bunker sotterraneo altamente protetto nel distretto di Levizan, a Teheran, assieme ai familiari più stretti. Il trasferimento sarebbe avvenuto subito dopo i primi raid israeliani sulla capitale.

In parallelo, fonti riservate riferiscono che alcuni alti ufficiali iraniani, tra cui Ali Asghar Hejazi, stretto collaboratore di Khamenei, avrebbero avviato trattative segrete con Mosca per garantire un possibile piano di evacuazione in Russia, in caso di deterioramento definitivo della sicurezza interna. Il Cremlino, secondo le indiscrezioni, avrebbe già dato disponibilità ad accogliere i membri chiave dell’establishment iraniano.

Al tempo stesso, trattative parallele sarebbero in corso anche con interlocutori americani, sebbene per ora in maniera informale, tramite canali diplomatici secondari. L’obiettivo: prevenire una guerra totale e aprire un varco alla mediazione internazionale.

Trump: “Gli USA potrebbero intervenire” – Putin si propone come mediatore

Il presidente Donald Trump ha dichiarato a ABC News che un intervento americano non è da escludere, anche se non imminente. Ha poi confermato un contatto telefonico con Vladimir Putin, che si è proposto come possibile mediatore tra Iran e Israele. La mossa ha suscitato scetticismo in Europa: Emmanuel Macron ha subito chiarito che “la Russia non può essere considerata un interlocutore neutrale o credibile”.

Von der Leyen: “Israele ha diritto di difendersi, ma serve subito una via diplomatica”

La presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha ribadito il sostegno europeo al diritto di autodifesa di Israele, chiedendo però una de-escalation rapida e l’immediato ritorno al dialogo. Ha espresso inoltre «profonda preoccupazione» per il deterioramento della situazione umanitaria a Gaza e nelle aree colpite del Medio Oriente.

Erdogan a Trump: “Agire prima che il conflitto esploda su scala regionale”

Anche il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha contattato Trump, sollecitando “un’azione diplomatica tempestiva” per evitare una guerra regionale su larga scala. Secondo Ankara, il rischio di un coinvolgimento esteso di Libano, Siria e Iraq è ormai reale.

Bilancio tragico: oltre 400 vittime in Iran, colpiti siti industriali, nucleari e residenziali

Secondo l’ONG Human Rights Activists, con sede a Washington, gli attacchi israeliani hanno causato almeno 406 morti e oltre 650 feriti in Iran. Tra le strutture colpite figurano raffinerie di petrolio a Shahran e Asaluyeh, centri di comando militare in varie province e quartieri residenziali di Teheran abitati da ufficiali dei Pasdaran.

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