di Carlo Longo
Si è spento Franzo Grande Stevens, “l’avvocato dell’Avvocato”, simbolo del potere torinese e della famiglia Agnelli. Aveva quasi 96 anni. Fu protagonista della finanza e del calcio
Franzo Grande Stevens, uno degli avvocati più noti e influenti d’Italia, è morto all’età di 95 anni. Era conosciuto come “l’avvocato dell’Avvocato”, per il suo lunghissimo sodalizio con Gianni Agnelli. Avrebbe compiuto 96 anni il prossimo 13 settembre. La notizia è stata confermata da fonti vicine alla famiglia, che non hanno ancora comunicato la data dei funerali.
Nato a Napoli nel 1928 e laureato in giurisprudenza all’università Federico II, si trasferì a Torino, dove costruì una carriera che l’avrebbe reso protagonista della storia economica, politica e culturale italiana del secondo Novecento.
Il legame con la famiglia Agnelli
Figura chiave dietro le quinte della Fiat, fu il consigliere giuridico e strategico di Gianni Agnelli nelle principali operazioni industriali e societarie. È stato vicepresidente della Fiat e presidente di importanti realtà come Toro Assicurazioni, Ciga Hotels, Cassa Nazionale Forense e Compagnia di San Paolo.
Insieme a Gianluigi Gabetti, fu tra gli architetti dell’operazione del 2005 che permise agli Agnelli di mantenere il controllo del gruppo nonostante le difficoltà. Una manovra che suscitò polemiche e un’indagine della Consob e della procura, ma che fu la base per il rilancio industriale guidato da Sergio Marchionne. È stato anche un sostenitore dell’alleanza internazionale con Chrysler.
Presidente della Juventus negli anni di Calciopoli
Appassionato di sport e vicino al mondo del calcio, fu presidente della Juventus dal 2003 al 2006, dopo la morte di Vittorio Caissotti di Chiusano. Lasciò l’incarico all’indomani dello scandalo Calciopoli, ma mantenne il titolo di presidente onorario della società bianconera.
Una vita tra diritto, cultura e memoria storica
Nipote del colonnello inglese Harold Stevens, noto come la voce di Radio Londra durante la Seconda guerra mondiale, Grande Stevens è stato un intellettuale raffinato, partecipe della vita culturale laica e liberale torinese, e legato a figure dell’antifascismo come Galante Garrone e Norberto Bobbio.
Collaborò con imprenditori di primo piano come Carlo De Benedetti, Luigi Giribaldi, il Principe Karim Aga Khan, e le famiglie Ferrero, Pininfarina, Lavazza. Considerato un maestro del diritto societario, ha formato generazioni di avvocati.
L’ultima lezione: “L’avvocato è figlio del suo tempo, ma le regole non cambiano”
Nel 2024 aveva ricevuto un’onorificenza per i 70 anni di carriera forense. In quell’occasione, affidò a una lettera letta in pubblico il suo ultimo messaggio ai giovani colleghi:
“Non scegliere questa professione se non vorrai prodigarti per gli altri. Gli avvocati devono lavorare disperatamente, fino all’ultimo respiro, per aprire la strada agli altri”, scriveva citando Pietro Calamandrei.
Un pensiero che si lega alla sua esperienza accanto a Fulvio Croce, presidente dell’Ordine degli avvocati di Torino assassinato dalle Brigate Rosse nel 1977, dopo aver accettato la difesa d’ufficio dei terroristi nel processo del 1976.
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