di Emilia Morelli
Il referendum 2025 si chiude con un’affluenza sotto il quorum. Centrodestra vittorioso, mentre nel Pd scoppia il caso Schlein. Scontro sulla cittadinanza e sul lavoro
Il referendum del 2025 si è chiuso con un’affluenza al 30,6%, ben lontana dal necessario 50% più uno. I cinque quesiti – quattro relativi al lavoro e uno sulla cittadinanza – non hanno mobilitato gli elettori, decretando l’invalidità del risultato. Tra questi, il quesito sulla cittadinanza si è rivelato il più debole, ottenendo il minor numero di consensi rispetto agli altri.
Trionfo del centrodestra, il Pd nel caos
Con il mancato raggiungimento del quorum, il centrodestra ha festeggiato apertamente. “La campagna d’odio ha allontanato i cittadini”, ha dichiarato il presidente del Senato Ignazio La Russa, attribuendo la scarsa partecipazione a un atteggiamento divisivo da parte del centrosinistra. Matteo Salvini ha parlato di “bocciatura della cittadinanza facile”, mentre Antonio Tajani ha rilanciato la proposta dello Ius scholae.
La linea Schlein sotto accusa: il Pd si spacca
Il Partito Democratico si ritrova immerso in una fase di riflessione profonda. Se la segretaria Elly Schlein ha voluto ringraziare i 14 milioni di elettori che hanno votato, altri esponenti interni non hanno nascosto il malcontento. Pina Picierno ha parlato di “una sconfitta evitabile”, mentre la senatrice Gualmini ha criticato la strategia del coinvolgimento diretto del partito in un’iniziativa definita “contro se stessi”.
l fronte riformista prende le distanze
Molti membri dell’area riformista del Pd, da tempo contrari alla linea dei 5 sì voluta da Schlein, sono usciti allo scoperto. Filippo Sensi ha accusato il partito di aver puntato su temi “identitari ma scollegati dalla realtà”, mentre Lia Quartapelle ha definito l’intera campagna un errore tattico: “Il mondo del lavoro ha bisogno di risposte concrete, non di battaglie ideologiche”.
La difesa della segreteria PD: “Scelte coerenti”
Nonostante la tensione interna, la segreteria dem resta compatta attorno a Schlein. Il capogruppo Francesco Boccia ha difeso la scelta di sostenere i referendum: “È una battaglia che andava fatta. Quattordici milioni di votanti rappresentano un fronte sociale solido quanto quello del centrodestra”. Boccia ha anche rivendicato la coerenza della segretaria rispetto al mandato ricevuto dagli iscritti.
Cittadinanza, la proposta che non ha convinto
Il quesito sulla cittadinanza, che proponeva di ridurre da dieci a cinque anni la residenza legale per accedere alla cittadinanza italiana, ha raccolto il minor consenso tra i cinque. Né le campagne digitali con influencer né il richiamo culturale a battaglie storiche come quella del 1946 hanno sortito l’effetto sperato. Più di un terzo degli elettori ha espresso un voto contrario.
promotori non si arrendono: “È solo l’inizio”
Riccardo Magi, tra i principali promotori del referendum, ha dichiarato che la mobilitazione rappresenta un punto di partenza e non un fallimento. “Il quorum va riformato – ha affermato – perché oggi milioni di cittadini favorevoli alla riforma della cittadinanza resteranno inascoltati”. Anche Elly Schlein ha assicurato che il Pd continuerà a impegnarsi su lavoro e diritti in Parlamento.
Il dibattito sul quorum e il futuro del centrosinistra
Intanto, l’intero centrosinistra si trova costretto a interrogarsi sulla strategia politica futura. Giuseppe Conte ha parlato della necessità di rivedere la soglia del quorum, mentre il Movimento 5 Stelle ha lasciato libertà di coscienza ai suoi elettori. Il mancato successo dei referendum apre ora un confronto più ampio su programmi, alleanze e credibilità del fronte progressista.
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