di Carlo Longo
Scopri quanto tempo serve per recuperare l’investimento in una laurea in Italia, l’impatto sullo stipendio e il valore reale del titolo accademico nel mercato del lavoro
In Italia, il percorso universitario è un investimento a lungo termine. Secondo l’Osservatorio JobPricing, un laureato impiega in media oltre dodici anni per recuperare i costi legati alla formazione universitaria, periodo che si allunga ulteriormente – fino a superare i quattordici anni – se si frequentano corsi fuori sede. Sebbene il titolo accademico garantisca generalmente una retribuzione più alta rispetto a chi possiede solo un diploma, i benefici economici non sono immediati.
Il valore del titolo di studio in cifre
I dati parlano chiaro: i lavoratori senza laurea percepiscono in media 30.278 euro lordi all’anno, mentre i laureati arrivano a 43.268 euro. Questo incremento retributivo si traduce in un +43% annuo, ma il divario non è sufficiente a recuperare subito l’investimento. Inoltre, in Italia la laurea ha un impatto salariale inferiore rispetto alla media europea. Secondo l’Ocse, un titolo terziario comporta un incremento del reddito del 38% rispetto a un diploma, ben al di sotto del +56% registrato in altri Paesi del continente.
Un Paese che fatica a valorizzare i talenti
Un altro elemento critico è rappresentato dalla cosiddetta “fuga dei cervelli”. Negli ultimi dieci anni, quasi 100.000 laureati hanno lasciato il Paese, attratti da contesti professionali in cui le competenze accademiche vengono riconosciute e retribuite in maniera adeguata. Il tessuto economico italiano, composto prevalentemente da piccole e medie imprese, spesso non riesce a offrire sbocchi professionali all’altezza delle aspettative dei laureati. Questo limita la possibilità di accesso a ruoli qualificati e ben pagati, soprattutto nelle fasi iniziali della carriera.
Progressione salariale: come cambia con il titolo di studio
La crescita degli stipendi non è costante, ma procede per salti significativi legati ai livelli formativi raggiunti. Il primo vero incremento si verifica tra chi ha solo la scuola dell’obbligo e chi ha conseguito un diploma di scuola superiore, con un aumento medio del 13%. Il secondo scatto importante si registra con la laurea magistrale o un master di primo livello, che portano a un ulteriore +29% rispetto al diploma. Tuttavia, una semplice laurea triennale non mostra differenze sostanziali rispetto al diploma.
Il divario salariale si accentua con il tempo
Nella prima fase della carriera, fino ai 25 anni, il vantaggio economico della laurea è contenuto, appena l’8%, perché chi ha solo un diploma ha già accumulato anni di esperienza lavorativa. Ma il trend cambia con l’avanzare dell’età: a 35 anni il divario retributivo sale al 36% e raggiunge il picco a 55 anni, quando i laureati guadagnano in media il 76% in più rispetto ai non laureati.
Merito e carriera: la laurea come porta d’accesso, non come garanzia
Il titolo universitario, quindi, non è una promessa automatica di stipendi alti, ma uno strumento che apre la strada a ruoli di maggiore responsabilità. Come osserva Matteo Gallina dell’Osservatorio JobPricing, “la laurea non è sinonimo di guadagno sicuro, ma un mezzo per accedere più facilmente a posizioni meglio retribuite e a percorsi di crescita professionale”. A dimostrarlo ci sono i dati: tra gli operai, i laureati guadagnano addirittura l’1,7% in meno rispetto ai non laureati. Tra i dirigenti, invece, il divario è positivo ma contenuto, pari all’11,7%.
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