di Redazione
Dal mondo delle istituzioni a quello dell’arte, la presidente del MAXXI racconta sul Corriere la sua visione di museo, più inclusivo, accessibile e aperto a nuovi linguaggi

Un passato da dirigente nelle istituzioni, una passione autentica per l’arte, una visione chiara: rendere il MAXXI un museo sempre più inclusivo, aperto e internazionale. Emanuela Bruni, romana, classe 1960, da due mesi è la nuova presidente del Museo nazionale delle arti del XXI secolo. Intervistata da Edoardo Sassi sul Corriere della Sera, Bruni si racconta tra aneddoti, progetti e convinzioni profonde, maturate in una vita passata “non uno, ma cinque passi indietro”, come lei stessa dice, al servizio dello Stato.
Il suo approdo al Maxxi ha sorpreso molti nel mondo dell’arte contemporanea, dove il suo nome non era tra i più noti. Ma Bruni non si scompone: “Forse perché – spiega nell’intervista pubblicata il 4 giugno sul quotidiano – nella mia vita sono stata a lungo impegnata nelle istituzioni. Cosa che per me ha significato stare sempre non uno, ma cinque passi indietro”.

Giornalista economica, approda al Tesoro durante il ministero Ciampi e attraversa da vicino alcune delle stagioni più significative della vita politica italiana. A Palazzo Chigi lavora con continuità sotto governi di segno diverso, da Amato a Berlusconi, da Prodi a Monti. Memorabile un episodio con Berlusconi, che lei stessa racconta con ironia: “Mi prese per il gomito che mi ero appena rotta. Cacciai un urlo disumano. Si spaventò da morire e poi non smise di chiamare ogni quarto d’ora il pronto soccorso per sapere come stavo”.
Ora, alla guida del Maxxi, Bruni porta una visione pragmatica e inclusiva: “Il mio Maxxi sarà per tutti. Sempre più internazionale e per ogni pubblico, non solo per nicchie”. Tra le sue idee, l’apertura della grande hall del museo al design con ingresso gratuito, più spazio alla fotografia e un progetto che le sta particolarmente a cuore: un parco giochi d’artista, all’aperto e a libero accesso, pensato per i bambini ma non solo.
Riservata, schiva alla mondanità (“Il minimo indispensabile. O meglio, il giusto”), Bruni è anche orgogliosa di guidare un team composto al 95% da donne: “Uno staff straordinario, al quale mi piace lasciare il giusto spazio”.

Bruni ha costruito il suo rapporto con l’arte anche grazie ai maestri incontrati durante gli studi. Ricorda Giuliano Briganti, “un gigante della storia dell’arte, severo ma prezioso, che ci metteva alla prova con immagini di pittori da riconoscere senza didascalie”. E Luigi Spezzaferro, celebre caravaggista, con cui amava passeggiare per Roma alla scoperta degli antichi palazzi.
Alla domanda se si senta una donna di potere, risponde con semplicità: “Non lo so, ma nel dubbio vado al lavoro in treno e torno in treno. La macchina solo se so che farò molto tardi la sera”. Un modo concreto per restare con i piedi per terra, come le ha insegnato sua madre: “Il potere è effimero. L’antidoto è muoversi con gli autobus e i mezzi pubblici. Alla lettera, ma anche in senso metaforico”.
Tra sobrietà e apertura a nuovi linguaggi, il progetto di Emanuela Bruni guarda al futuro con l’ambizione di rendere il museo uno spazio vivo, inclusivo e aperto a tutti.
(Associated Medias) – Tutti i diritti sono riservati
L’articolo Emanuela Bruni: “Il mio Maxxi sarà per tutti, non per le nicchie” proviene da Associated Medias.

