di Annachiara Mottola di Amato

Da Tel Aviv a Gaza, al via marcia di 3 giorni per dire no alla guerra
L’esercito israeliano (Idf) ha annunciato che nella notte ha colpito il sud della Siria in seguito ai razzi lanciati verso il territorio israeliano. L’attacco si inserisce in un contesto di ripetute azioni militari israeliane in territorio siriano che l’Osservatorio siriano per i diritti umani già negli scorsi mesi aveva denunciato. Intanto, a Gaza sono morte 18 persone in un raid di Tel Aviv su una scuola a Khan Younis.
Idf: “Colpite armi del regime siriano”
L’Idf ha annunciato che i suoi “caccia hanno colpito armi appartenenti al regime siriano nell’area della Siria meridionale”, in seguito ai razzi lanciati verso il territorio israeliano ieri mattina. “Il regime siriano è responsabile dell’attuale situazione in Siria e continuerà a subirne le conseguenze finché continueranno le attività ostili dal suo territorio”. Così si legge inoltre in un comunicato dell’Idf pubblicato su Telegram.
26 morti in raid israeliano su Gaza, 18 in una scuola a Khan Younis
Il ministero della Sanità di Gaza ha riferito che il bilancio delle vittime degli intensi attacchi notturni israeliani aumenta “di ora in ora”, causando almeno 26 morti. Il peggior raid attuato dall’ Idf nelle scorse ore ha colpito una scuola che ospitava famiglie sfollate a Khan Younis. Lì il bilancio, ancora parziale, è di 18 morti. Le altre vittime si registrano in attacchi nella parte settentrionale della Striscia di Gaza, in particolare a Jabalia e a Gaza City.
Da Tel Aviv a Gaza, al via marcia di 3 giorni per dire no alla guerra
Intanto, è partita da Tel Aviv, diretta al confine con la Striscia di Gaza, una marcia di tre giorni per chiedere la fine della guerra e il ritorno in Israele degli ostaggi che sono ancora trattenuti nell’enclave palestinese. Gli organizzatori hanno spiegato come si articolerà l’iniziativa: nei prossimi giorni la partecipazione alla manifestazione aumenterà con decine di migliaia di persone che si raduneranno al confine. Inoltre, è prevista anche la presenza di numerosi parenti degli ostaggi.
Processo a Netanyahu, oggi il secondo giorno di controinterrogatorio
Oggi, inoltre, è il secondo giorno del controinterrogatorio dell’accusa contro il primo ministro Benjamin Netanyahu nel suo processo penale per corruzione presso il tribunale distrettuale della capitale israeliana. Il controinterrogatorio dovrebbe concentrarsi sul Caso 1000, in cui Netanyahu è accusato di frode e violazione della fiducia per aver presumibilmente accettato regali di lusso dal magnate di Hollywood Arnon Milchan e dal miliardario australiano James Packer, e di aver fatto in cambio favori allo stesso Milchan. “Non faccio favori agli uomini d’affari”, ha dichiarato Netanyahu ieri, parlando delle accuse nei suoi confronti come di “una persecuzione”.
Consiglio Onu al voto su tregua Gaza
Il Consiglio di sicurezza dell’Onu andrà al voto alle 22 ora italiana su una risoluzione che chiede il cessate il fuoco e l’accesso umanitario a Gaza. Il voto, però, dovrebbe scontrarsi con un nuovo veto americano, il primo della nuova amministrazione Trump. L’ultimo testo, che chiedeva il cessate il fuoco, fu bloccato a novembre dall’ex presidente Joe Biden.
La risoluzione “chiede un cessate il fuoco immediato, incondizionato e permanente” e la liberazione incondizionata degli ostaggi. Vista la “catastrofica situazione umanitaria” nel territorio palestinese, il documento chiede la revoca “immediata” delle restrizioni all’ingresso degli aiuti umanitari a Gaza.
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