di Carlo Longo

L’Ocse prevede un rallentamento della crescita economica globale al 2,9% nel 2025. Anche l’Italia frena: Pil in calo allo 0,6%. Pesano l’incertezza geopolitica e i dazi
L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (Ocse) ha diffuso un nuovo aggiornamento delle previsioni economiche mondiali, rivedendo al ribasso le stime di crescita. Secondo l’ultimo Economic Outlook, pubblicato a inizio giugno, la crescita globale rallenterà al 2,9% nel 2025 e resterà stabile su questo livello anche nel 2026. Un calo rispetto alla stima di marzo, che indicava una crescita del 3,1% nel 2025 e del 3% nel 2026.
Le tensioni geopolitiche, l’aumento delle barriere commerciali e l’incertezza sulle politiche economiche – si legge nel rapporto – stanno minando la fiducia degli operatori economici e dei consumatori, con effetti negativi su investimenti e commercio internazionale. Una tendenza che, secondo l’Ocse, colpirà la crescita e l’occupazione in quasi tutte le aree del pianeta.
Trump, dazi e instabilità globale
L’innesco di questa fase di rallentamento è attribuito, almeno in parte, alla reintroduzione di politiche protezionistiche negli Stati Uniti, sotto l’impulso dell’ex presidente Donald Trump. I dazi imposti su diversi comparti e le tensioni commerciali con l’Unione Europea e la Cina hanno creato un contesto di forte instabilità. Washington e Bruxelles sono attualmente impegnate in una serie di colloqui nel tentativo di superare lo stallo, mentre Trump sarebbe pronto a un contatto diretto con il leader cinese Xi Jinping.
Italia: Pil in frenata nel 2025
Per quanto riguarda l’Italia, l’Ocse prevede una crescita del Pil pari allo 0,6% nel 2025, in ulteriore calo rispetto alla già modesta previsione di marzo (0,7%). Per il 2026, la stima è di una leggera ripresa allo 0,7%, ma resta lontana dalle proiezioni iniziali (0,9%). L’analisi sottolinea che le difficoltà dell’economia italiana sono legate al contesto internazionale: la stagnazione della domanda nei principali mercati europei e l’irrigidimento delle politiche commerciali sono destinati a incidere in modo diretto sull’export.
Rischi al ribasso, ma qualche margine per la ripresa
Il rapporto Ocse segnala anche che i rischi per la crescita italiana restano “prevalentemente al ribasso”, con particolare attenzione alle reazioni degli investitori e al comportamento del mercato del lavoro di fronte all’evoluzione dello scenario globale. Tuttavia, non mancano segnali positivi: l’aumento dei salari reali potrebbe sostenere la domanda interna e gli investimenti pubblici potrebbero accelerare grazie all’implementazione più rapida dei progetti previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr).
Conti pubblici e sfide strutturali
Sul fronte della finanza pubblica, l’Ocse osserva che l’Italia sta proseguendo nel percorso di consolidamento fiscale. Il governo è impegnato a contenere il deficit e a riportare i conti pubblici su un sentiero sostenibile. Tuttavia, l’organizzazione parigina richiama anche l’attenzione su un nodo strutturale: per garantire una crescita duratura e migliorare il tenore di vita nel lungo periodo, sarà fondamentale favorire la formazione continua dei giovani laureati e dei lavoratori maturi, in linea con l’evoluzione del mercato del lavoro.
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