di Redazione

il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella  ieri ha richiamato il senso profondo di questa festa civile. «La Repubblica è frutto di una scelta di pace, di libertà, di indipendenza, all’insegna del ripudio della violenza tra le nazioni»

Oggi, 2 giugno, l’Italia celebra il 79º anniversario del referendum che nel 1946 pose fine alla monarchia e segnò l’inizio della Repubblica. Una scelta, compiuta in un Paese distrutto dalla guerra ma animato da un forte desiderio di rinascita. Furono oltre 12 milioni gli italiani — e per la prima volta anche le italiane — a scegliere la Repubblica, tracciando un solco definitivo con il passato monarchico e fascista. Nel 2025 questa ricorrenza risuona con rinnovata attualità. Non solo per il valore storico, ma per il suo significato civile e costituzionale.In un’Europa attraversata da tensioni, guerre e spinte nazionaliste, il 2 giugno ci ricorda che la Repubblica italiana nasce da un atto collettivo di fiducia: un voto popolare, espressione della volontà di costruire una democrazia fondata sulla libertà, la pace, la giustizia.

Alle celebrazioni ufficiali a Roma — con la tradizionale parata ai Fori Imperiali, la deposizione della corona all’Altare della Patria, il sorvolo delle Frecce Tricolori  — si affiancano centinaia di iniziative in tutta Italia. Concerti, mostre, incontri pubblici: momenti di riflessione su cosa significhi oggi “essere Repubblica”, in un tempo in cui la democrazia chiede ancora partecipazione, responsabilità, consapevolezza.

Nel suo messaggio ieri al corpo diplomatico e ai Prefetti d’Italia, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha richiamato il senso profondo di questa festa civile. «La Repubblica è frutto di una scelta di pace, di libertà, di indipendenza, all’insegna del ripudio della violenza tra le nazioni», ha dichiarato. «Il rifiuto della categoria del “nemico”, la vocazione al dialogo, il ripudio della guerra quale strumento di offesa alla libertà degli altri popoli, la promozione di organizzazioni internazionali rivolte a pace e giustizia hanno contrassegnato e contrassegnano le scelte della Repubblica Italiana in questi 79 anni di vita».

Il Presidente ha ribadito con forza l’urgenza di un impegno internazionale per la pace, evocando i drammi dell’Ucraina, del Medio Oriente, della Striscia di Gaza, e denunciando «il rifiuto di applicare le norme del diritto umanitario» e «l’erosione dei territori attribuiti alla Autorità Nazionale Palestinese». Un passaggio che si è concluso con un monito chiaro: «La pace non è un ideale per anime ingenue. È esperienza che statisti lungimiranti hanno saputo pazientemente costruire. Non ci si deve — e non ci si può — limitare a evocarla».

Nel solco di quella scelta del 1946, il 2 giugno resta la festa di tutti: dello Stato, certo, ma soprattutto del popolo che lo ha voluto. Una giornata di memoria e di impegno, per ricordare che la Repubblica non è un’eredità immobile, ma una costruzione quotidiana, fragile e viva, da difendere e rinnovare ogni giorno.

 

 

 

 

 

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