di Aisha Harrison

Hamas presenta la controproposta al piano Witkoff: chiede un cessate il fuoco definitivo, la completa uscita delle truppe israeliane da Gaza e lo scambio di prigionieri palestinesi con dieci israeliani liberati e diciotto corpi restituiti

 

 

gazaHamas ha confermato di aver inviato una risposta ufficiale, tramite i mediatori, all’ultima proposta dell’inviato speciale statunitense Steve Witkoff per un cessate il fuoco nella Striscia di Gaza. La nota del movimento palestinese, diffusa da Al Jazeera, parla di “una proposta che mira a raggiungere un cessate il fuoco permanente, un ritiro completo dell’esercito israeliano (IDF) dalla Striscia di Gaza e a garantire il flusso continuo di aiuti umanitari alla popolazione”. Nello specifico, Hamas si dice pronta a rilasciare dieci ostaggi israeliani ancora in vita e a restituire le spoglie di diciotto prigionieri deceduti, in cambio della liberazione di un numero concordato di detenuti palestinesi. Tuttavia, il movimento islamico ha anche presentato alcune modifiche alla proposta originale, soprattutto in merito alla tempistica del rilascio degli ostaggi. Secondo quanto riportato dal canale egiziano Al-Rad e rilanciato da diversi media israeliani, Hamas propone che il rilascio degli ostaggi avvenga in cinque fasi distribuite nei 60 giorni della tregua prevista.

Il piano prevederebbe:

Il rilascio di quattro ostaggi vivi il primo giorno della tregua;

Due ostaggi vivi al trentesimo giorno;

Quattro ostaggi vivi il sessantesimo giorno, ovvero alla fine dell’accordo;

La restituzione dei corpi di ostaggi deceduti al trentesimo e al cinquantesimo giorno.

Fonti palestinesi sostengono che questa tempistica servirebbe a mantenere la pressione sui negoziati e a impedire che il governo israeliano sospenda unilateralmente i colloqui dopo un primo rilascio. In particolare, si teme che il premier Benjamin Netanyahu possa sfruttare un rilascio immediato e completo degli ostaggi per interrompere le trattative prima del raggiungimento di un cessate il fuoco permanente.

Da parte israeliana, un funzionario ha dichiarato che la risposta di Hamas viene considerata un “rifiuto effettivo” della proposta originale, sostenendo che le modifiche apportate dal gruppo islamista sono inaccettabili. Secondo quanto riferito dal Times of Israel, il pianp di Witkoff era stato approvato dal capo negoziatore israeliano Ron Dermer, e non prevedeva né un cessate il fuoco permanente né un ritiro totale delle forze israeliane da Gaza.

Malgrado ciò, i mediatori regionali e internazionali sono tuttora al lavoro con Hamas per valutare la possibilità di attenuare o riformulare alcune delle modifiche richieste, con l’obiettivo di non far fallire del tutto l’iniziativa diplomatica. Mentre proseguono le trattative, non si ferma la violenza nella Striscia di Gaza. Secondo il ministero della Sanità locale, controllato da Hamas, nelle ultime 24 ore almeno 60 palestinesi sono stati uccisi e 284 feriti in seguito ai raid israeliani che hanno colpito Gaza City, Khan Younis e Beit Lahia. Uno degli attacchi più gravi si è verificato nel quartiere al-Shanti di Gaza City, dove – secondo l’agenzia Wafa – un’intera famiglia, composta da un padre, una madre e tre bambini, ha perso la vita in un bombardamento israeliano che ha colpito una tenda di sfollati nei pressi della moschea Omar. Dall’inizio della guerra, il 7 ottobre 2023, il bilancio delle vittime palestinesi ha raggiunto i 54.381 morti e 124.054 feriti, secondo quanto comunicato su Telegram dalle autorità di Gaza. In parallelo all’intensificarsi delle operazioni militari, cresce l’emergenza umanitaria. Oggi circa 110 camion del Programma alimentare mondiale (Pam) dell’Onu  sono stati saccheggiati a Khan Younis, nel sud della Striscia. La farina trasportata, destinata alla distribuzione nei prossimi giorni, è stata assaltata dalla folla in cerca di cibo.

L’Ufficio delle Nazioni Unite  per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA) ha ribadito ieri che Gaza è “il luogo più affamato del mondo”, dove il 100% della popolazione è a rischio di morire per mancanza di cibo. Sul fronte politico, Israele ha annunciato che non coopererà con la prevista visita in Cisgiordania di una delegazione di ministri degli Esteri di Paesi arabi – tra cui Emirati, Egitto, Giordania, Qatar e Turchia – che avrebbero dovuto incontrare il presidente  Abu Mazen a Ramallah.Un funzionario israeliano ha definito l’iniziativa “una provocazione” e ha accusato l’Autorità Nazionale Palestinese di «voler promuovere la creazione di uno Stato palestinese senza condannare il massacro del 7 ottobre. Certamente la risposta di Hamas alla proposta Witkoff rappresenta un passo potenzialmente decisivo nel complicato cammino verso una tregua duratura. Ma la distanza tra le parti resta ampia, mentre sul terreno continuano a cadere vittime civili e cresce l’emergenza umanitaria. I prossimi giorni saranno cruciali per capire se i negoziati riusciranno a produrre un’intesa che fermi le armi e apra la strada a una soluzione politica.

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L’articolo Hamas, “Pronti a liberare ostaggi e accettare la tregua, ma Israele si ritiri” proviene da Associated Medias.