di Velia Iacovino
Meloni ha provato ancora una volta a rilanciare il ruolo internazionale del Paese. L’Italia può certamente giocare la carta del soft power: cultura, innovazione, Pmi, formazione. Ma anche qui servono strutture, fondi, coerenza di governo e amministrazione.
È una scommessa, e l’Italia l’ha lanciata con ambizione. Ma come ogni scommessa, porta con sé visione e interrogativi. Con il primo vertice Central Asia + Italy, tenutosi ad Astana il 30 maggio, Giorgia Meloni ha cercato di riportare il nostro Paese al centro di uno scacchiere geopolitico complesso, l’Asia Centrale, tra le pressioni di Russia, Cina, Turchia e le ambizioni – ancora tutte da dimostrare – dell’Unione Europea. La presenza dei cinque capi di Stato centroasiatici al fianco della presidente del Consiglio italiana è sicuramente un segnale politico forte, ma va letto con equilibrio. L’Italia, da sola, può davvero competere in un’area dove le grandi potenze giocano da decenni – e spesso senza regole? O rischia, ancora una volta, di sedersi a tavoli troppo grandi con risorse troppo piccole?
Roma torna al centro, è vero, ma la domanda è: quanto durerà questo centro? E quanto sarà davvero italiano? L’Asia Centrale guarda all’Europa, ma con cautela. Vede nell’Italia un possibile partner economico, ma non certo un attore strategico paragonabile alla Cina o alla Russia. I memorandum firmati, gli impegni comuni, le dichiarazioni multilaterali sono strumenti importanti. Ma devono trovare concreta attuazione. Non basta un vertice per costruire una strategia. Occorrono continuità, investimento politico, risorse finanziarie e capacità di restare sul campo. L’Italia ha spesso mostrato slanci internazionali brillanti ma brevi. Qui saprà mantenere il passo.
L’Italia può certamente giocare la carta del soft power: cultura, innovazione, Pmi, formazione. Ma anche qui servono strutture, fondi, coerenza di governo e amministrazione. Le imprese italiane, soprattutto quelle medio-piccole, possono davvero affrontare mercati difficili come quelli centroasiatici senza un sistema Paese solido alle spalle? E il cosiddetto Piano Mattei, evocato anche ad Astana, ha una regia e un orizzonte temporale realistico o è ancora uno slogan in cerca di contenuto?Il vertice di Astana è un passo nella giusta direzione, ma non è un traguardo. È un’occasione, che andrà giocata con attenzione, pazienza e realismo. La regione centroasiatica offre opportunità – energia, materie prime, transito, innovazione – ma è anche un terreno scivoloso, segnato da autoritarismi, fragilità ambientali, competizioni asimmetriche.
>L’Italia può davvero tornare al centro? Forse. Ma solo se saprà unire la retorica della leadership a un serio lavoro di diplomazia quotidiana, programmazione economica, e capacità di visione nel lungo periodo. Per ora, la scommessa è aperta. Ma il banco, come sempre, oserva
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