di Mario Tosetti
Uno studio della BCE evidenzia come, nonostante la fine della stretta monetaria, i tassi sui mutui continueranno a crescere, penalizzando soprattutto i redditi medio-bassi e incidendo negativamente sui consumi fino al 2030
Sebbene la Banca Centrale Europea abbia iniziato ad allentare la stretta monetaria, gli effetti sui tassi dei mutui si manifestano con un ritardo significativo. Lo conferma una recente analisi della BCE, secondo cui i tassi medi sui mutui continueranno a salire nei prossimi anni, influenzando negativamente la spesa delle famiglie almeno fino al 2030.
Il paradosso dei tassi: perché salgono anche quando la BCE li abbassa
L’apparente contraddizione tra la politica monetaria e l’andamento dei mutui ha una spiegazione tecnica. I tassi di mercato non reagiscono immediatamente alle decisioni della BCE: persino dopo l’interruzione degli aumenti, i tassi applicati ai mutui continuano a crescere. Questo è dovuto alla sostituzione graduale dei vecchi prestiti – contratti in epoca di tassi quasi nulli – con nuovi finanziamenti a condizioni decisamente più onerose.
Mutui a tasso fisso e variabile: come reagiscono le famiglie
All’interno dell’Eurozona, circa il 75% dei mutui è a tasso fisso, mentre il restante 25% è variabile. Paesi come l’Italia registrano una percentuale maggiore di contratti a tasso variabile, più sensibili agli aggiustamenti della BCE. Questo significa che le famiglie con minori risorse economiche, spesso costrette a scegliere opzioni più flessibili, sono state colpite più duramente dalla stretta sui tassi iniziata nel 2022.
Impatto diretto sul potere d’acquisto: consumi in calo
Secondo la BCE, l’aumento progressivo dei tassi porterà le famiglie a contenere le spese. Il 48% dei nuclei familiari con un mutuo prevede di continuare a ridurre i consumi anche nel corso del prossimo anno. Questa dinamica rischia di frenare la ripresa economica, proprio mentre l’istituto centrale tenta di stimolarla attraverso il taglio dei tassi ufficiali.
Le nuove offerte: tassi in discesa, ma servono attenzione e confronto
A livello pratico, chi oggi cerca di accendere un mutuo può comunque beneficiare di condizioni più vantaggiose rispetto ai mesi precedenti. Ad aprile, i tassi di riferimento come l’Irs e l’Euribor sono scesi, toccando in media il 2,50% per le scadenze a 10 anni e il 2,25% per l’Euribor a un mese. Tuttavia, i tassi applicati dalle banche (Tan) non sempre riflettono immediatamente questi cali. Mentre i mutui a tasso variabile sono scesi dal 3,69% al 3,29% nell’ultimo trimestre, quelli a tasso fisso hanno registrato un lieve incremento dal 2,82% al 3,00%, probabilmente per un fisiologico ribilanciamento dopo i minimi storici.
Il trend più recente: calo generalizzato del tasso medio
Secondo l’ultimo bollettino mensile dell’ABI, il tasso medio sulle nuove erogazioni per l’acquisto di abitazioni è sceso al 3,29% ad aprile 2025, rispetto al 4,42% di fine 2023. Questo si traduce in un risparmio significativo per chi stipula oggi un nuovo contratto, anche se lo scenario resta complesso e soggetto a rapide variazioni.
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