di Mario Tosetti
Il Nobel per l’Economia David Card lancia l’allarme: l’amministrazione Trump sta smantellando la ricerca scientifica negli USA. Università in crisi, fondi ridotti e futuro incerto
David Card, vincitore del Premio Nobel per l’Economia nel 2021 e docente all’Università di Berkeley, lancia un avvertimento che scuote il mondo accademico americano. Secondo il celebre economista, il sistema universitario e scientifico degli Stati Uniti è sull’orlo di un collasso strutturale a causa delle politiche adottate dall’amministrazione Trump, che ha drasticamente ridotto i finanziamenti alla ricerca.
“È sconcertante che i media americani stiano ignorando un tema così critico. Le università, specialmente quelle con facoltà mediche, sono in condizioni disastrose”, ha dichiarato Card. Un esempio lampante è la UCLA, uno dei più importanti atenei pubblici del Paese, costretta quest’anno a sospendere le ammissioni ai programmi di dottorato.
Fondi federali a rischio: centinaia di ricercatori senza futuro
Secondo Card, l’università di Berkeley dipende da finanziamenti federali tanto quanto istituzioni d’élite come Harvard. Qualsiasi taglio significativo potrebbe causare licenziamenti di massa, soprattutto tra i ricercatori a contratto, noti come “soft money”, che non godono di una posizione stabile e vivono grazie ai fondi di ricerca.
“Se i finanziamenti vengono meno, interi gruppi di ricerca cesseranno di esistere. E questo vale per tutte le discipline, dalla fisica alla biologia”, spiega Card. La riduzione dei fondi ha già colpito programmi chiave della National Science Foundation, inclusi quelli dedicati alla promozione della diversità nella scienza, paradossalmente destinati anche alle comunità che maggiormente sostengono politicamente Trump.
Un attacco ideologico alla ricerca accademica?
Card ritiene che la decisione di minare il sistema scientifico sia tutt’altro che casuale. “Dietro queste scelte ci sono gruppi organizzati, come la Heritage Foundation, da sempre ostili al mondo accademico. Alcuni componenti sono creazionisti e rigettano persino la teoria dell’evoluzione. Inoltre, la maggior parte degli accademici oggi non è più allineata con l’ideologia repubblicana. Questo ha politicizzato in modo pesante il possesso di un dottorato”.
Secondo il professore, l’ostilità è diventata sistematica, e i ricercatori sono percepiti come nemici da colpire. Un clima, sostiene, alimentato da Trump stesso, che utilizza il risentimento come leva politica.
Le università cercano di resistere, ma i mezzi scarseggiano
Alcuni atenei, come Harvard, stanno cercando di opporsi per via legale, ma le cause giudiziarie comportano costi enormi e un alto rischio di fallimento. Inoltre, molti dei principali benefattori delle università sono oggi sostenitori di Trump, il che rende difficile schierarsi apertamente contro l’amministrazione.
“Nessuno in questo momento accetterebbe con serenità un incarico di presidenza universitaria. I problemi sono così profondi da sembrare irrisolvibili”, afferma Card. Il docente paragona l’attuale momento storico alla crisi degli anni ’70, quando Berkeley subì un tracollo durato due decenni.
La riduzione degli overhead grants e il rischio sistemico
Uno degli strumenti più importanti per sostenere la ricerca universitaria — gli overhead grants, ovvero i fondi per le spese generali — è oggi nel mirino del governo. Tali fondi venivano storicamente assegnati per coprire i costi indiretti della ricerca e sono stati cruciali per il successo scientifico americano dal Dopoguerra in poi.
“È un sistema nato con lo Sputnik. Washington capì che doveva investire in scienza, e lo fece creando un meccanismo virtuoso che ha portato a risultati straordinari, inclusi numerosi Premi Nobel”, ricorda Card. “Smantellarlo è un grave errore strategico”.
L’Europa e la fuga dei cervelli: sogno o illusione?
Con l’inasprirsi della situazione negli USA, l’Europa — guidata da leader come Macron e von der Leyen — tenta di attrarre ricercatori offrendo forme di “asilo scientifico”. Ma Card si dice scettico: “Le alternative esistono, ma sono limitate. Oxford e Cambridge hanno ottima reputazione, ma poche risorse. Lo stesso vale per la Germania. L’Italia? La Bocconi è valida, ma piccola. In generale, essere professore in Europa significa spesso lavorare in condizioni economiche difficili”.
La minaccia ai visti per studenti stranieri e l’impatto economico
Trump ha più volte minacciato di bloccare i visti per gli studenti internazionali, colpendo duramente uno dei pilastri del sistema accademico americano. Molte università contano sulle tasse elevate pagate dagli studenti stranieri per finanziare la ricerca. Se questi venissero esclusi, il danno economico sarebbe incalcolabile.
“È già successo con Harvard, e potrebbe estendersi ad altri atenei. L’impatto sarebbe devastante”, avverte Card.
Il futuro della scienza USA: declino o ridefinizione?
Il quadro delineato da Card è cupo: laboratori ridimensionati, giovani ricercatori esclusi dal sistema, innovazione in stallo. “Il nostro sistema della ricerca si sta sgretolando. E anche se Trump fosse sconfitto, il recupero richiederebbe decenni. Intere generazioni di scienziati potrebbero andare perdute”.
Nel frattempo, la Cina potrebbe approfittarne: “In Cina non puoi studiare tutto, ma la ricerca tecnica può prosperare. Se gli Stati Uniti si ritirano, altri prenderanno il loro posto”.
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