di Emilia Morelli
Elon Musk si dimette dal dipartimento per l’efficienza federale voluto da Trump. La decisione arriva dopo le critiche alla legge di bilancio che favorisce i ricchi e taglia i fondi sociali
Elon Musk ha ufficializzato il suo addio all’amministrazione Trump, mettendo fine al suo coinvolgimento nel governo federale. L’annuncio è stato pubblicato direttamente sul suo social network X, dove ha espresso gratitudine per l’esperienza, pur sottolineando la necessità di voltare pagina. L’imprenditore ha ringraziato per “l’occasione di contribuire alla razionalizzazione della spesa pubblica” attraverso il ruolo da lui ricoperto alla guida del Doge, l’ufficio per la riduzione delle spese federali creato su misura da Donald Trump.
Anche la Casa Bianca ha confermato la separazione, dichiarando che le operazioni di uscita dall’incarico avranno inizio immediato.
Tensioni sulla manovra fiscale: Musk critica la legge di bilancio
La rottura arriva in un momento delicato, poche ore dopo che Musk aveva espresso pubblicamente il suo disappunto nei confronti della nuova legge di bilancio proposta dall’amministrazione Trump. In un’intervista rilasciata alla CBS, il fondatore di Tesla e SpaceX ha dichiarato di essere “profondamente deluso” dalla manovra fiscale, definendola un provvedimento che compromette il lavoro svolto finora per contenere il disavanzo pubblico.
Secondo Musk, la legge incrementa in maniera eccessiva la spesa federale e mina gli obiettivi di efficienza e risparmio perseguiti dal Doge. Il piano approvato dalla Camera, a maggioranza repubblicana, prevede tagli fiscali a vantaggio dei miliardari e delle grandi aziende, ma anche pesanti riduzioni ai programmi sociali, sanità e assistenza alimentare inclusi.
Effetti sulle aziende di Musk e sulla politica
La decisione di distanziarsi da Trump non arriva inaspettata. Già ad aprile, Musk aveva lasciato intendere di voler ridurre il suo coinvolgimento politico per concentrarsi sul rilancio di Tesla, colpita da un drastico calo degli utili — il 71% in meno nel primo trimestre rispetto allo stesso periodo del 2024. La crisi è stata aggravata dalle posizioni politiche sempre più radicali assunte pubblicamente da Musk, che hanno alienato parte del pubblico e degli investitori.
Nei giorni scorsi anche il principale finanziatore della campagna di Trump ha scelto di sospendere le donazioni, segno evidente di una frattura crescente tra il mondo imprenditoriale e la leadership repubblicana.
Un rapporto in crisi
La critica pubblica di Musk rappresenta un punto di svolta nel suo rapporto con l’ex presidente, soprattutto perché va a toccare uno dei provvedimenti più simbolici dell’attuale ciclo legislativo: il “Big Beautiful Bill Act”. La legge, in attesa di approvazione al Senato, è il pilastro della visione economica trumpiana, ma ha suscitato numerose polemiche per l’impatto negativo sulle fasce più deboli della popolazione.
Interrogato sulla questione, Trump ha replicato in modo evasivo: «Stiamo negoziando alcuni punti del disegno di legge. Non mi piacciono tutti gli aspetti, ma ce ne sono anche di molto positivi. È il normale processo politico».
L’uscita di scena di Elon Musk segna una battuta d’arresto significativa per l’amministrazione Trump e, più in generale, per l’alleanza tra il potere politico e il mondo tech. Mentre le tensioni interne al partito repubblicano aumentano, la frattura con una figura influente come Musk potrebbe avere ripercussioni sulla campagna elettorale e sull’orientamento dei grandi donatori in vista delle elezioni.
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