di Velia Iacovino

Il Travel Advisor del dipartimento di Stato Usa ha innalzato a due su quattro il rischio terrorismo in Italia. Ma non ci risultano allerte di sorta.È doveroso chiedersi quale sia il reale obiettivo di questa escalation diplomatica travestita da sicurezza. Forse spingere gli americani a restare in patria, spendere in patria, viaggiare in patria?

 

Il nuovo avvertimento del Dipartimento di Stato americano, che ha innalzato il livello di allerta per chi viaggia in Italia a “livello 2 su 4”, con la raccomandazione di “esercitare accresciuta attenzione a causa del terrorismo” può sembrare una misura ordinaria di prudenza. Ma alla luce delle politiche  “America First ” di Donald Trump, aggressive nei confronti dell’economia degli altri paesi,assume una portata più vasta e preoccupante. L’Italia viene posta sotto una lente di sospetto, proprio nel momento in cui si prepara ad accogliere milioni di visitatori per la stagione estiva.

E un messaggio del genere potrebbe avere conseguenze potenzialmente devastanti per l’economia del nostro Paese, in particolare per il settore turistico, uno dei motori vitali del Pil italiano. Da Roma a Venezia, da Firenze alla Costiera Amalfitana, la minaccia di un calo nei flussi turistici americani – tra i più consistenti e redditizi – rischia di avere ricadute pesanti su migliaia di operatori, famiglie, imprese. E tutto questo in assenza di informazioni specifiche su reali pericoli imminenti, come confermato dal Viminale, interpellato dall’Adnkronos.

Non si tratta dunque solo di sicurezza, ma di politica. Trump, che in più occasioni ha dichiarato ostilità verso l’Unione Europea, lanciando strali contro la Germania, la Francia e le istituzioni comunitarie, sembra aver intrapreso una guerra economica e simbolica al Vecchio Continente. Il suo sogno autarchico all’insegna dello slogan “America First” è dietro ogni suo passo. Dietro il paravento della sicurezza, si cela una strategia più ampia: scoraggiare gli investimenti e i viaggi in Europa, minarne l’attrattività, isolarla economicamente.

Il caso italiano è emblematico. Nessun dato oggettivo, nessuna minaccia reale nuova. Dal 7 ottobre 2023 – giorno dell’attacco di Hamas a Israele – il livello di allerta in Italia è già massimo. Il Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo è tra i più avanzati al mondo. In questo contesto, l’avviso del Dipartimento di Stato appare, più che un monito, una forzatura politica.

Si tratta di un tassello in più di una politica che punta alla chiusura dei confini, alla delega della sicurezza alle armi e alla demonizzazione dell’altro. La stessa logica che Trump ha già applicato alla Nato, minacciando di ritirare il sostegno americano ai Paesi che “non pagano abbastanza”, e che ora viene riproposta sotto forma di travel advisory. In questo gioco pericoloso, l’Italia è solo una delle pedine.

È doveroso chiedersi quale sia il reale obiettivo di questa escalation diplomatica travestita da sicurezza. La risposta potrebbe essere tanto semplice quanto cinica: spingere gli americani a restare in patria, spendere in patria, viaggiare in patria. L’autarchia turistica diventa parte della nuova dottrina economica trumpiana, fondata sull’isolamento selettivo e sull’erosione dei legami transatlantici.

In questo scenario, l’Italia dovrebbe rispondere con lucidità e fermezza. Senza cedere all’allarmismo, ma anche senza sottovalutare la natura politica dell’attacco. Il turismo è un bene nazionale, un patrimonio condiviso che affonda le radici nella nostra storia, nella nostra bellezza, nella nostra capacità di accoglienza. Lasciarlo in balia delle paranoie geopolitiche della attuale leadership americana significa accettare una dipendenza economica e simbolica che non ci appartiene.

La sicurezza è una cosa seria. Ma piegarla alla propaganda è un atto irresponsabile.

 

 

 

 

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