di Corinna Pindaro
I negoziati tra Russia e Ucraina a Istanbul portano a un primo scambio di prigionieri, ma le richieste territoriali di Mosca bloccano ogni intesa sul cessate il fuoco. Zelensky chiede un faccia a faccia con Putin, mentre USA e UE aumentano la pressione diplomatica
Si è conclusa con un cauto segnale di apertura la prima sessione di colloqui diretti tra Russia e Ucraina, tenutasi nel palazzo Dolmabahce di Istanbul. Dopo quasi due ore di confronto, le due delegazioni hanno annunciato un primo accordo concreto: uno scambio di mille prigionieri per ciascuna parte. Si tratta del primo risultato tangibile dopo settimane di tensioni e tentativi falliti di dialogo.
Secondo Vladimir Medinsky, capo della delegazione russa, entrambe le parti avrebbero anche deciso di preparare una proposta autonoma per un possibile cessate il fuoco, da confrontare nei prossimi incontri. Una prospettiva che, se confermata, potrebbe segnare l’inizio di un processo negoziale più strutturato. Medinsky ha definito “positivi” i risultati ottenuti, assicurando che Mosca è disposta a mantenere i contatti diplomatici.
Richiesta ucraina: serve un vertice tra i leader
Durante la conferenza stampa successiva all’incontro, il ministro della Difesa ucraino Rustem Umerov ha dichiarato che Kiev ha ufficialmente chiesto un vertice diretto tra i due presidenti, Volodymyr Zelensky e Vladimir Putin. Medinsky ha confermato che la proposta è stata presa in considerazione e sarà sottoposta al Cremlino per ulteriori valutazioni. Tuttavia, al momento non esiste un calendario né una data fissata per un eventuale incontro al vertice.
Mosca chiede concessioni territoriali: Kiev respinge
Nonostante l’apparente spiraglio diplomatico, le posizioni restano distanti. Una fonte diplomatica ucraina ha riferito all’Afp che la Russia avrebbe avanzato richieste giudicate “inaccettabili”, tra cui la cessione di territori da parte di Kiev come condizione preliminare per discutere un cessate il fuoco. Una proposta che, secondo la stessa fonte, rischia di far naufragare ogni possibilità di intesa concreta a breve termine.
Non è chiaro se i colloqui riprenderanno a stretto giro. Fonti ucraine parlano di un’eventuale nuova sessione negoziale come “possibile”, ma per ora non pianificata ufficialmente. In parallelo, prima dell’incontro principale si sono svolti diversi scambi trilaterali tra Ucraina, Turchia e Stati Uniti, così come contatti bilaterali tra rappresentanti russi e statunitensi.
Delegazioni presenti ma assenza dei leader
All’incontro di Istanbul non erano presenti i principali capi di Stato: né Vladimir Putin né Volodymyr Zelensky hanno preso parte alla sessione, così come ha declinato l’invito anche il presidente statunitense Donald Trump. A rappresentare le rispettive parti, invece, sono intervenuti funzionari di alto livello. Per la Turchia era presente il ministro degli Esteri Hakan Fidan, mentre per gli Stati Uniti hanno partecipato il segretario di Stato Marco Rubio, l’ambasciatore americano ad Ankara Tom Barrack e l’inviato speciale Keith Kellogg. La delegazione ucraina era guidata da Andriy Yermak, insieme ai ministri Umerov e Sybiga.
Trump e l’impasse diplomatica: “Serve il mio incontro con Putin”
L’exclusione dei leader dal tavolo negoziale è stata confermata anche dalle dichiarazioni del presidente Trump, che ha ribadito la sua intenzione di incontrare Putin “quanto prima possibile”, aggiungendo che “niente si muoverà finché non ci sarà un confronto diretto tra noi due”. Trump ha rilasciato le sue dichiarazioni durante il viaggio in Medio Oriente, assicurando che tornerà a Washington a breve per affrontare il dossier ucraino.
L’Unione Europea accelera con nuove sanzioni
Mentre a Istanbul si cerca faticosamente una via diplomatica, a Tirana i leader europei riuniti per il vertice della Comunità politica europea discutono un nuovo pacchetto di sanzioni contro Mosca. Il premier britannico Keir Starmer ha lanciato un monito chiaro: “Putin dovrà pagare il prezzo del suo rifiuto alla pace”. Il coordinamento con gli Stati Uniti è serrato, con l’obiettivo condiviso di spingere il Cremlino verso una soluzione negoziale credibile.
Diplomazia al bivio
Il confronto di Istanbul segna un possibile punto di partenza, ma le distanze tra Mosca e Kiev restano profonde. Se da un lato c’è un’apertura simbolica con lo scambio di prigionieri e l’impegno a elaborare proposte per un cessate il fuoco, dall’altro le richieste territoriali della Russia rischiano di compromettere ogni passo in avanti. Senza la presenza diretta dei leader, i colloqui restano sospesi tra diplomazia e stallo.
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