di Corinna Pindaro

Il premier britannico Keir Starmer avvia i negoziati per creare centri di rimpatrio per migranti irregolari fuori dal Regno Unito. L’Albania tra i partner più papabili. Il piano prende spunto dall’accordo tra Italia e Albania

starmerIl primo ministro britannico Keir Starmer ha ufficializzato oggi la decisione del suo governo di avviare negoziati con Paesi terzi per trasferire i migranti irregolari destinati al rimpatrio. L’annuncio è arrivato a margine di un incontro con il premier albanese Edi Rama, durante una visita ufficiale in Albania alla vigilia del vertice della Comunità Politica Europea.

L’obiettivo dichiarato da Starmer è quello di istituire centri di rimpatrio fuori dal territorio britannico, per accelerare le espulsioni e gestire i flussi migratori in modo più efficace. Sebbene non siano stati forniti dettagli sui Paesi coinvolti, l’Albania appare uno dei candidati principali, anche alla luce dell’esperienza maturata nel recente accordo con l’Italia.

 Il modello Italia-Albania: riferimento per Londra

Il piano britannico prende ispirazione diretta dall’intesa siglata tra Roma e Tirana, che ha portato alla creazione di Cpr (centri permanenti per il rimpatrio) in territorio albanese per i migranti intercettati in acque italiane. Questo schema è stato esplicitamente elogiato da Starmer anche nei colloqui con la premier italiana Giorgia Meloni.

Diversamente dal discusso e mai attuato “piano Ruanda” dei precedenti governi conservatori britannici, il progetto promosso dai laburisti mira a risultati concreti, evitando soluzioni percepite come costose e inefficaci. Starmer ha infatti seppellito il piano Ruanda definendolo “un fallimento giudiziario ed economico”.

Una nuova linea laburista sull’immigrazione

In un momento in cui il partito laburista è sotto pressione per la crescita nei sondaggi di Reform UK, guidato da Nigel Farage, Starmer ha rilanciato una stretta sull’immigrazione post-Brexit. Oltre alla lotta contro i flussi irregolari, il premier ha annunciato l’intenzione di rivedere anche i canali legali di ingresso, per evitare che il Regno Unito diventi – parole sue – “un’isola di stranieri”.

La mossa è stata accolta con favore dalla destra britannica, con Farage che ha però chiesto di spingersi oltre, invocando la proclamazione di una “emergenza nazionale” sul modello americano. Al contrario, le nuove politiche sono state criticate da ONG, attivisti per i diritti umani e da esponenti progressisti interni allo stesso Labour, che le ritengono retorica incendiaria.

 La reazione di Fdi: “La linea Meloni è un modello internazionale”

Immediata la reazione del governo italiano. Tommaso Foti, ministro per gli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione, ha commentato con soddisfazione la scelta di Starmer:

“Dispiacerà alla sinistra che ha sempre criticato queste soluzioni, ma oggi è evidente che la linea del governo Meloni sull’immigrazione è un modello internazionale.”

Secondo Foti, l’iniziativa britannica conferma la validità dell’approccio adottato da Roma, già operativo con i primi rimpatri verso l’Albania. Un cambio di paradigma rispetto alle politiche migratorie precedenti, che secondo il governo italiano rafforza il ruolo dell’Italia come guida nella gestione europea dei flussi migratori.

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