di Carlo Longo

Il Festival di Cannes si apre tra riflessioni sull’intelligenza artificiale, film sull’Ucraina e tensioni con gli Stati Uniti. Thierry Frémaux difende il cinema come forma d’arte e impegno culturale

festival di cannesAlla vigilia dell’inaugurazione ufficiale, Thierry Frémaux – storico delegato generale del Festival di Cannes – ha incontrato la stampa per affrontare i principali temi dell’edizione in arrivo. La cerimonia di apertura, fissata per le 19 al Palais, è solo il primo passo di un programma che si preannuncia ricco di riflessioni politiche, sfide culturali e nuove frontiere tecnologiche.

 Cinema e responsabilità: l’anima politica del Festival di Cannes

Frémaux ha sottolineato il ruolo del Festival come piattaforma culturale per dare voce a chi racconta la complessità del nostro tempo. Quest’anno, il focus si concentra su tre opere dedicate all’Ucraina, tra cui un documentario sul presidente Volodymyr Zelensky e un film firmato da Bernard-Henri Lévy. “Non facciamo politica estera”, precisa Frémaux, “ma diamo spazio a chi rischia la propria libertà per raccontare la verità”. Un segnale chiaro della vocazione civile del festival.

I dazi di Trump e l’industria americana in bilico

L’annuncio del presidente Donald Trump su possibili dazi del 100% sui film stranieri ha agitato l’ambiente cinematografico proprio alla vigilia del mercato più importante al mondo. Frémaux, con diplomazia, preferisce non commentare direttamente, ma riflette sul momento: “Il cinema americano ha già subito una battuta d’arresto dopo la pandemia. Le produzioni nazionali hanno guadagnato visibilità. Il cinema, però, trova sempre il modo di rinascere”. E aggiunge un pensiero pungente: “I film stranieri alimentano anche l’immaginario americano. Ma dubito che questa idea piaccia molto a Trump”.

Cinema USA protagonista a Cannes

Nonostante i segnali di crisi a Hollywood – tra scioperi e calo produttivo – il cinema americano sarà ampiamente rappresentato. Tra gli autori attesi: Wes Anderson, Todd Haynes e Spike Lee, che presenta un remake ispirato a Kurosawa. Ma c’è spazio anche per nuove voci: Scarlett Johansson debutta come regista con Eleonora the Great, mentre Kristen Stewart porta The Chronology of Water nella sezione Un Certain Regard. “Per la mia generazione – confessa Frémaux – amare il cinema ha sempre significato amare il cinema americano”.

Un musical francese apre il Festival

Per l’apertura ufficiale, Cannes sceglie un’opera prima francese: Partir un jour, firmato da Amélie Bonnin. Una scelta non scontata, considerando che il film verrà proiettato contemporaneamente in oltre 500 sale francesi. Si tratta di una commedia musicale che esplora il legame tra Parigi e la provincia, tra nostalgia e cultura pop. “Una storia leggera ma ricca di significato – spiega Frémaux – che dimostra come anche chi non è famoso possa raccontare qualcosa di importante”.

 Tom Cruise e il caso “Mission: Impossible”

L’icona di Hollywood Tom Cruise sarà presente per Mission: Impossible – Final Reckoning, ma senza partecipare a incontri o conferenze. A rappresentare il progetto sarà il regista Christopher McQuarrie, che terrà una masterclass dedicata alla creatività nel cinema commerciale. “Una figura che incarna perfettamente il concetto di autore dentro il sistema industriale”, dice Frémaux, sottolineando il valore della visione d’autore anche nei blockbuster.

Intelligenza Artificiale: tra rischio e innovazione

La questione dell’IA nel mondo del cinema è diventata centrale. Frémaux ammette che strumenti come ChatGPT possono essere utili, ma avverte: “Non potranno mai sostituire la sensibilità umana. Nessuna IA potrà scrivere qualcosa come Proust”. Il festival si è attrezzato per affrontare il tema, con formazione specifica e un impegno per la tutela dei diritti d’autore e degli attori. “Serve un equilibrio tra progresso e protezione della creatività”, afferma.

 Brigitte Bardot e la nostalgia del passato

Le recenti dichiarazioni di Brigitte Bardot, che ha definito il cinema odierno “noioso” e “privo di sogno”, non sono passate inosservate. Frémaux ha replicato con eleganza: “Ha rappresentato molto per il cinema francese, ma oggi Cannes continua ad accendere scintille. Anche ora esistono film e attori capaci di farci sognare. Solo che il sogno, forse, ha cambiato forma”.

 Cannes tra memoria e futuro

Il Festival di Cannes si conferma come uno degli spazi culturali più influenti al mondo, in grado di riflettere sulle grandi questioni del presente: dalla guerra alla tecnologia, dalla crisi americana all’evoluzione del linguaggio cinematografico. Thierry Frémaux invita tutti a non dimenticare che “il cinema resta una forma d’arte che ci unisce, ci emoziona e ci fa riflettere. Anche quando non ci mette d’accordo”.

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