di Emilia Morelli

Il nuovo Pontefice raccoglie l’eredità di Francesco tra crisi finanziarie, sinodi divisivi, dialogo con la Cina e l’ombra di Mosca. Lo stile: meno uomo solo, più squadra

leone XIV“Un giogo chiaramente superiore alle mie forze”. Così Papa Leone XIV ha definito, con disarmante sincerità, il compito che ha accettato davanti ai cardinali. Eppure, il consenso attorno alla sua figura è ampio: lo si vede come l’uomo giusto per guidare la Chiesa attraverso una fase di transizione difficile, grazie a uno stile sobrio, calmo e pragmatico. Non l’uomo solo al comando, ma un leader collegiale, capace di mediare tra culture, sensibilità e sfide interne alla Chiesa universale.

Le finanze vaticane: la prima grana

Il primo dossier sul tavolo del nuovo Papa è quello economico. Il bilancio preventivo per il 2025, bocciato da Francesco, prevedeva un deficit in crescita, passato da 78 milioni nel 2022 a una stima di 87 milioni nel 2024. Leone XIV eredita collaboratori esperti — come il laico Caballero all’Economia e Piccinotti all’Apsa — ma dovrà decidere se rafforzare o ridimensionare la strategia di contenimento, ben sapendo che toccherà anche ambiti delicati come la gestione del personale vaticano.

I nodi sinodali: temi caldi in arrivo

Sul fronte dottrinale, Leone XIV dovrà affrontare le conclusioni di dodici gruppi di studio creati da Francesco dopo l’ultimo Sinodo. Temi divisivi come il diaconato femminile, la morale sessuale, la formazione nei seminari e la poligamia in Africa saranno al centro di proposte che richiederanno decisioni non solo teologiche, ma anche pastorali e politiche. Il rischio: spaccature interne. L’obiettivo: armonizzare senza polarizzare.

Nicea e il gelo tra Mosca e Costantinopoli

Un possibile primo viaggio papale si profila a Nicea (oggi Iznik, in Turchia), per l’anniversario del concilio del 325 d.C. Ma l’occasione ecumenica si presenta complessa: il patriarca Bartolomeo ci sarà, ma i rapporti con Kirill, patriarca di Mosca, sono ai minimi storici. La guerra in Ucraina ha ulteriormente congelato i canali di dialogo tra le due Chiese ortodosse, e ogni gesto papale avrà inevitabili ricadute geopolitiche.

Cina e Ostpolitik: la partita delicata dell’Est

Altro fronte scottante: la Cina. Francesco ha firmato uno storico, quanto controverso, accordo con Pechino sulle nomine episcopali. Leone XIV dovrà decidere se proseguirne l’attuazione o rinegoziarlo. In questa fase sarà cruciale il ruolo del cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato e principale architetto dell’intesa. Confermato (per ora), Parolin garantisce continuità, oltre che un necessario legame italiano nella catena di comando vaticana.

Rimpasto alla Curia? Ma senza strappi

Nel medio termine, Papa Leone XIV sarà chiamato a ridisegnare la squadra della Curia. Alcuni dicasteri sono già vacanti (come quello dei Vescovi, che guidava personalmente), altri si svuoteranno con il pensionamento di cardinali come Roche, Koch, Czerny e Farrell. Tuttavia, è probabile che il nuovo Pontefice proceda con prudenza, evitando scossoni: alcuni bergogliani di ferro, come il cardinale Fernández e l’elemosiniere Krajewski, potrebbero restare.

Il metodo Prevost: governare come un primo ministro

Chi conosce Papa Leone XIV, al secolo Robert Francis Prevost, lo descrive come uno studioso metodico, sempre presente alle riunioni, molto preparato sui dossier. Il suo stile potrebbe essere quello di un “primo ministro” più che di un monarca assoluto: ascoltare, decidere insieme, promuovere gioco di squadra. Dopo l’“urto” salutare impresso da Francesco, si profila una stagione più consensuale, meno verticale. Ma non meno decisiva.

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