di Velia Iacovino
Mentre l’Europa e gli Stati Uniti discutono su come ricompattare la propria coesione strategica, Russia e Cina tessono una nuova architettura del potere. Una geografia fluida, multipolare, dove la competizione non è più tra Est e Ovest, ma tra visioni incompatibili del futuro globale

“Un modello per le relazioni tra Stati nel mondo moderno”. Con queste parole, Vladimir Putin ha accolto Xi Jinping al Cremlino il 7 maggio 2025, suggellando un incontro che va ben oltre il cerimoniale diplomatico. Il vertice tra i leader di Russia e Cina segna infatti una tappa decisiva nella costruzione di un’alleanza strategica sempre più strutturata, un fronte comune che sfida apertamente l’ordine liberale a guida americana.
Dietro i sorrisi e le strette di mano, il messaggio è chiaro: Mosca e Pechino non si accontentano più di una collaborazione tattica, ma puntano a riscrivere le regole del gioco globale. Il linguaggio ufficiale parla di “equilibrio” e “non ingerenza”, ma la sostanza è una convergenza fondata sull’opposizione all’egemonia occidentale.
Xi non nomina mai esplicitamente gli Stati Uniti, ma la denuncia del “bullismo egemonico” e l’invocazione di un mondo “più giusto” risuonano come una dichiarazione d’intenti. È la stessa retorica che la Cina porta avanti nei BRICS, nella Shanghai Cooperation Organisation e in tutte le arene in cui promuove il Sud globale come soggetto geopolitico autonomo.
Putin, dal canto suo, trova in Pechino il partner ideale per rompere l’isolamento imposto dall’Occidente dopo l’invasione dell’Ucraina. Il sostegno cinese non è militare, ma fondamentale: copertura diplomatica, flussi commerciali, tecnologia e una sponda internazionale contro le sanzioni.
Ucraina: diplomazia ambigua, convergenza reale
Uno dei nodi più delicati dell’incontro resta il dossier ucraino. Putin ha definito “interessante” il piano di pace cinese, senza tuttavia offrire alcuna apertura concreta. Xi ha ribadito la necessità del dialogo, della sovranità e del cessate il fuoco, mantenendo la consueta ambiguità strategica: ufficialmente imparziale, nei fatti sempre più allineato con Mosca.
Questo equilibrio calcolato consente alla Cina di accreditarsi come mediatore globale, mentre continua a rafforzare l’interdipendenza con la Russia. Energia e materie prime da una parte, tecnologia e manifattura dall’altra: il rapporto economico è solido, ma profondamente asimmetrico. Mosca dipende da Pechino molto più di quanto Pechino dipenda da Mosca.
Africa, una sfera d’influenza condivisa
Il baricentro della partnership resta eurasiatico, ma le sue proiezioni si estendono sempre più verso il Mediterraneo e l’Africa. In quest’ultima, la Cina continua a investire in infrastrutture, logistica e comunicazioni. La Russia, invece, agisce attraverso mercenari, consulenze militari e intese con regimi instabili. Due approcci diversi, un obiettivo comune: scalzare l’influenza occidentale, soprattutto quella francese.
Nel Mediterraneo, la Cina presidia le rotte marittime attraverso i porti strategici del Pireo, di Haifa e Vado Ligure. La Russia mantiene la sua presenza militare in Siria e rafforza i legami con Libia e Algeria. Una divisione del lavoro che, pur senza formalizzazioni, assomiglia sempre più a un coordinamento sistematico.
La nuova geografia del potere
L’alleanza sino-russa non è (ancora) un blocco militare, ma è già qualcosa di più di una semplice intesa di convenienza. È il cuore pulsante di un ordine alternativo, multipolare, costruito sul disaccoppiamento selettivo e sulla frammentazione delle norme globali.
Ogni vertice, ogni accordo, ogni esercitazione congiunta contribuisce a erodere la capacità di leadership dell’Occidente. Non si tratta di provocare un confronto diretto con la NATO, ma di spostare lentamente il baricentro del potere mondiale, sfruttando le crepe nelle alleanze transatlantiche e le esitazioni strategiche europee.
Un nuovo disordine globale
La visita di Xi al Cremlino è più di un evento bilaterale: è un tassello fondamentale nella costruzione di un mondo post-americano. Non esiste un’ideologia che unisca Mosca e Pechino, ma esiste un interesse convergente: indebolire il primato occidentale, ridisegnare gli spazi di influenza, affermare modelli alternativi di governance.
E mentre l’Europa e gli Stati Uniti discutono su come ricompattare la propria coesione strategica, Russia e Cina tessono una nuova architettura del potere. Una geografia fluida, multipolare, dove la competizione non è più tra Est e Ovest, ma tra visioni incompatibili del futuro globale.
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