di Corinna Pindaro

La Romania torna al voto dopo l’annullamento del voto di novembre: Simion appare favorito nei sondaggi, tra ingerenze russe, attacchi hacker e una diaspora attivissima. Al ballottaggio potrebbe affrontare un candidato moderato

romaniaIn Romania si sono ufficialmente aperti i seggi per le nuove elezioni presidenziali, iniziate domenica 4 maggio alle 7 del mattino (le 6 in Italia). Si tratta di una tornata straordinaria, convocata a seguito dell’annullamento del voto di novembre scorso da parte della Corte costituzionale, che aveva riscontrato gravi irregolarità nella campagna del vincitore, il neofascista filo-russo Călin Georgescu.

La partecipazione è apparsa in crescita rispetto alla precedente consultazione: a metà giornata avevano votato circa 3 milioni di cittadini, pari al 25% degli aventi diritto. Un dato in aumento anche tra la numerosa diaspora romena, che già nelle prime ore ha superato quota 500.000 voti, con la possibilità concreta di sfondare il milione.

George Simion in testa: un voto che sposta gli equilibri europei

Il protagonista indiscusso di questa nuova sfida elettorale è George Simion, fondatore del partito AUR (Alleanza per l’Unione dei Rumeni) e volto della nuova destra nazionalista romena. Accreditato tra il 29% e il 34% dai sondaggi, Simion difficilmente riuscirà a vincere al primo turno e con ogni probabilità dovrà affrontare un ballottaggio, previsto per il 18 maggio.

Simion ha votato in mattinata insieme a Georgescu, escluso da questa tornata per decisione dei giudici. Entrambi hanno ribadito un messaggio forte: “ripristinare l’ordine costituzionale e fare giustizia per la Romania”. Simion, vicino politicamente a Giorgia Meloni e sostenitore di Donald Trump, ha costruito il suo successo grazie a una presenza massiccia sui social, dove conta oltre 1,3 milioni di follower su TikTok. Durante la campagna ha moderato i toni rispetto al passato, ma continua a cavalcare temi anti-UE, anti-NATO e a rifiutare ulteriori aiuti all’Ucraina.

Attacchi informatici e propaganda russa: torna l’ombra del Cremlino

Mentre i romeni si recavano alle urne, diversi portali governativi e siti di candidati sono stati bersaglio di attacchi hacker, attribuiti ad attori russi. Una dinamica preoccupante che alimenta i sospetti di interferenze esterne, proprio come avvenuto a novembre, quando una campagna digitale orchestrata da Mosca su TikTok aveva favorito Georgescu.

La Romania, membro della NATO e confinante con Ucraina e Moldova, è da tempo considerata strategica da Mosca per destabilizzare il fianco orientale dell’Unione Europea. Le elezioni attuali si svolgono dunque sotto il costante rischio di manipolazioni digitali, alimentate anche dal crescente peso dei social come strumento di propaganda e disinformazione.

L’appello alla trasparenza del presidente uscente Klaus Iohannis

L’ex presidente Klaus Iohannis, liberale ed europeista, ha votato nelle prime ore e ha rivolto un appello chiaro: “Le elezioni si devono svolgere in modo trasparente e senza interferenze dall’esterno”. Le sue parole riflettono le criticità già emerse nella tornata di novembre, quando la Corte costituzionale annullò il risultato a causa delle ingerenze russe e delle irregolarità nei finanziamenti alla campagna elettorale.

Iohannis si è dimesso a febbraio, dopo due mandati consecutivi, lasciando la guida del Paese ad Ilie Bolojan, presidente ad interim fino alla proclamazione del nuovo capo dello Stato.

La sfida del ballottaggio: tra centrismo debole e una destra dominante

Se Simion, come previsto, non dovesse superare il 50% dei voti, dovrà affrontare uno tra Crin Antonescu e Nicusor Dan. Antonescu, ex ministro e volto storico della politica romena, è sostenuto da un’ampia coalizione di centro, comprendente socialdemocratici (PDS), liberali (PNL) e il partito della minoranza ungherese. I sondaggi lo posizionano tra il 21% e il 26%.

Dan, invece, è sindaco indipendente di Bucarest, tecnocrate con posizioni europeiste, sostenuto da una parte dell’intellighenzia cittadina. Entrambi, però, faticano ad accendere l’entusiasmo dell’elettorato, in particolare nelle zone rurali e tra i giovani, dove Simion continua a raccogliere forti consensi.

Un paese diviso tra sovranismo, disillusione e voglia di cambiamento

Il panorama politico rumeno riflette le tensioni tipiche dell’Europa orientale: sfiducia nelle istituzioni, delusione verso le élite tradizionali e preoccupazioni crescenti per la guerra in Ucraina. La campagna elettorale si è giocata anche sui temi della sovranità nazionale, della difesa dei confini e del rapporto con Bruxelles, con Simion che promette di aumentare la spesa militare al 4% e di ridurre la dipendenza dalla NATO.

Al contempo, la società civile prova a reagire: numerosi scrittori e artisti hanno sottoscritto un appello pubblico contro l’avanzata dell’estrema destra. Ma resta il rischio concreto che la polarizzazione favorisca chi urla più forte, in un Paese che, a 35 anni dalla fine del comunismo, cerca ancora una vera stabilità democratica.

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