di Corinna Pindaro
Israele colpisce obiettivi strategici a sud di Damasco per proteggere la minoranza drusa, minacciata da scontri settari e persecuzioni in Siria. Ecco cosa sta succedendo
Un attacco mirato ha colpito il cuore della capitale siriana, Damasco, provocando una forte reazione politica e diplomatica. Israele ha rivendicato l’azione come un messaggio “inequivocabile” diretto al governo siriano guidato da Ahmed Al-Sharaa. Il primo ministro Benjamin Netanyahu e il ministro della Difesa Israel Katz hanno dichiarato di voler impedire la presenza di forze ostili nelle aree a sud di Damasco e di voler tutelare la popolazione drusa. Tuttavia, le autorità israeliane non hanno fornito ulteriori dettagli sull’obiettivo colpito.
Violenza settaria in Siria: oltre cento vittime in una settimana
L’attacco israeliano arriva al culmine di una settimana particolarmente sanguinosa in Siria. Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, oltre cento persone hanno perso la vita a causa di scontri armati, con numerose vittime tra i combattenti di entrambe le fazioni. Tra le persone uccise si contano anche nove civili drusi, giustiziati dalle forze fedeli al nuovo regime sunnita. Le tensioni sono esplose in seguito alla diffusione sui social di un audio offensivo verso Maometto, attribuito a un religioso druso.
La difesa dei drusi e l’appello internazionale
In risposta agli attacchi, la comunità drusa ha reagito duramente, con gruppi armati locali che hanno preso le armi per difendere i propri territori, in particolare nei sobborghi di Jaramana e Sahnaya, vicino a Damasco. Lo sceicco Hikmat al-Hijri, guida spirituale dei drusi siriani, ha parlato di una “campagna genocida” in atto contro la sua comunità e ha invocato l’intervento urgente delle forze internazionali per fermare le violenze.
Il timore dell’estremismo: chi è il nuovo leader siriano
L’ascesa al potere di Ahmed Al-Sharaa, conosciuto in passato come Al-Golani, ha alimentato forti timori. Ex comandante di un gruppo armato affiliato ad Al-Qaeda, Al-Sharaa ha preso il controllo del paese lo scorso dicembre, spodestando il regime di Bashar Al-Assad. Sebbene il nuovo governo abbia dichiarato di voler costruire una Siria inclusiva e rispettosa delle minoranze, il suo passato e le recenti azioni delle milizie sunnite gettano ombre su queste promesse.
La posizione dei drusi in Israele e il legame con il Golan
La comunità drusa conta circa un milione di persone nel mondo, di cui 150.000 vivono in Israele, principalmente nelle alture del Golan, annesse da Israele negli anni ’80. In questa regione, molti drusi si considerano ancora siriani, anche se un numero crescente ha chiesto la cittadinanza israeliana, soprattutto dopo l’inizio della guerra civile. I drusi sono l’unica minoranza in Israele soggetta al servizio militare obbligatorio, e molti hanno perso la vita durante il conflitto con Hamas, incluso l’attacco del 7 ottobre 2023.
Proteste e pressione sul governo israeliano
Giovedì scorso, decine di cittadini drusi hanno bloccato alcune strade nel nord di Israele per chiedere un intervento più deciso a difesa dei loro parenti e correligionari in Siria. Alcuni riservisti dell’IDF (esercito israeliano) hanno dichiarato di essere pronti a combattere, accusando il governo di non aver mantenuto le promesse di protezione. “Abbiamo sempre combattuto per lo Stato, ora chiediamo che faccia lo stesso per i nostri fratelli,” ha affermato un soldato a Ynet.
Una comunità divisa tra appartenenza siriana e sopravvivenza
Nonostante le pressioni, parte della leadership drusa in Siria continua a dichiararsi fedele a un’idea di Siria unificata. In un incontro a Sweida, leader religiosi, capi militari e civili hanno ribadito il rifiuto di ogni tentativo di divisione settaria del Paese, affermando che i drusi “sono parte integrante della patria siriana” e non accetteranno né la separazione né l’autonomia territoriale.
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