di Emilia Morelli
Hussein al-Sheikh è stato nominato vicepresidente dell’Olp. Con un passato complesso e forti legami internazionali, punta a rafforzare la posizione dell’Anp nel panorama politico globale
Hussein al-Sheikh, figura di spicco nel panorama politico palestinese, è stato nominato vicepresidente dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (Olp). Nonostante il suo passato segnato da un decennio di detenzione nelle carceri israeliane e da quasi vent’anni alla guida dell’Autorità per gli Affari Civili della Cisgiordania, il suo nome non rappresenta una novità. La sua nomina alimenta le speranze di chi crede in un rilancio dell’Autorità nazionale palestinese (Anp) come interlocutore credibile sulla scena internazionale, anche se la sua popolarità tra i palestinesi rimane piuttosto bassa.
Una carriera costruita tra negoziati e mediazioni
Nel corso della sua carriera, al-Sheikh ha giocato un ruolo fondamentale nel coordinamento tra le istituzioni palestinesi e lo Stato di Israele, soprattutto sul fronte militare e civile. In una rara intervista concessa all’Associated Press nel 2022, ha ribadito di non essere “un rappresentante di Israele nei territori palestinesi”, spiegando come il coordinamento sia visto come un passo preliminare verso una soluzione politica che ponga fine all’occupazione. A sessantaquattro anni, con l’attuale presidente Abu Mazen ormai vicino ai novant’anni, al-Sheikh appare come il principale candidato alla successione, in un contesto in cui le elezioni vengono rinviate da anni.
Al centro dei rapporti internazionali
Consigliere fidato di Abu Mazen e, più recentemente, segretario dell’Olp, al-Sheikh ha costruito una solida rete di contatti a livello globale. Un esempio significativo è l’incontro avuto a gennaio con Steve Witkoff, inviato dell’amministrazione Trump, durante una missione diplomatica in Arabia Saudita. Un gesto che ha sottolineato la volontà dell’Anp di presentarsi come un attore serio e moderato, pronto ad assumere un ruolo nella futura gestione della Striscia di Gaza. In quest’ottica, si inseriscono anche iniziative come l’interruzione dei pagamenti agli autori di attentati e la richiesta rivolta a Hamas di liberare gli ostaggi.
Un leader divisivo ma centrale
Nonostante la sua centralità, Hussein al-Sheikh è una figura profondamente controversa tra la popolazione palestinese. Come sottolineato da Tahani Mustafa dell’International Crisis Group, pur essendo visto da molti con ostilità, rimane una figura indispensabile per chiunque necessiti di permessi per lavoro o cure mediche in Israele. La sua influenza nel gestire questioni vitali come l’accesso ai territori israeliani è stata evidente anche la scorsa estate, quando ha incontrato alti funzionari dello Shin Bet a Tel Aviv per discutere il destino dei lavoratori palestinesi della Cisgiordania, penalizzati dagli eventi successivi agli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023.
Dalle carceri israeliane alla guida della politica palestinese
Nato a Ramallah, al-Sheikh ha trascorso gli anni tra il 1978 e il 1989 nelle prigioni israeliane per attività legate al terrorismo, prima di orientarsi verso una politica di coesistenza. Questo cambiamento di rotta, riportato anche dal quotidiano Yediot Ahronot, ha caratterizzato la sua successiva ascesa politica. Dopo la sua nomina, Abu Mazen ha sottolineato l’importanza di promuovere un dialogo nazionale per rafforzare l’unità interna nel quadro dell’Olp, riconosciuta come unico rappresentante legittimo del popolo palestinese. Tuttavia, Abbas mantiene il potere di rimuoverlo dall’incarico, e in caso di sua impossibilità a governare, sarà il comitato esecutivo dell’Olp a decidere il futuro della leadership.
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