di Carlo Longo
Il regista Pupi Avati riceverà il David di Donatello alla carriera il 7 maggio. Dall’horror gotico alla commedia, una vita dedicata al cinema italiano tra poesia, provincia e memoria
Mercoledì 7 maggio 2025, durante la cerimonia dei David di Donatello trasmessa in diretta su Rai 1, Pupi Avati riceverà il premio alla carriera. L’evento, condotto da Mika ed Elena Sofia Ricci, celebra i 70 anni del più prestigioso riconoscimento cinematografico italiano. A 86 anni, il maestro bolognese raccoglie un tributo che onora oltre mezzo secolo di cinema, attraversato con eleganza e coerenza artistica.
La motivazione dell’Accademia: Pupi Avati un narratore della memoria e dell’anima
L’Accademia del Cinema Italiano ha reso omaggio ad Avati come “talento poliedrico”, capace di spaziare tra regia, scrittura, produzione e persino musica. La presidente Piera Detassis ha ricordato la sua unicità: “Ha dato voce alla provincia italiana, tra mostri immaginari, illusioni e riscatto. Creatore del gotico padano, Avati ha saputo trasformare le paure dell’infanzia in favole nere, ma sempre umane”.
Il suo cinema è un mosaico di storie minori che diventano universali. Dai primi horror come Balsamus, l’uomo di Satana (1968), ai grandi classici della commedia e del dramma come Regalo di Natale, Avati ha composto un racconto corale dell’Italia, filtrato da uno sguardo empatico e nostalgico.
Una carriera tra volti, generi e storie d’Italia
Il regista ha lavorato con alcuni dei più grandi attori italiani: da Carlo Delle Piane a Gianni Cavina, da Diego Abatantuono a Renato Pozzetto, regalando loro ruoli iconici e fuori dagli schemi. Ha costruito un proprio “pantheon” di interpreti, portando sullo schermo un’Italia laterale, spesso ignorata dai riflettori.
Con opere come La casa dalle finestre che ridono, Il signor Diavolo e il recente L’orto americano, Avati ha rinnovato il legame tra cinema popolare e introspezione psicologica, mantenendo uno stile riconoscibile ma mai autoreferenziale.
Il commento ironico di Avati: “Per una volta lo prendo da vivo”
Con la sua solita ironia, Avati ha commentato: “Dopo 55 film, arrivo sempre un po’ in ritardo su tutto. Prendere un premio da vivo è già un bel risultato. Non ho mai vinto un Leone d’Oro o un Oscar, ma magari ho ancora tempo per rimediare”. Le sue parole riflettono il tono umile e autoironico di un autore che non ha mai smesso di rinnovarsi.
Un consiglio ai giovani: “Non abbiate paura dei generi”
Nel corso della sua recente masterclass alla Mostra del Cinema di Venezia, Avati ha lanciato un appello ai giovani registi: “Non disdegnate i generi. Oggi molti fanno il film di se stessi, ma il pubblico vuole emozioni vere: ridere, piangere, spaventarsi. Il cinema deve tornare popolare, senza perdere qualità”.
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