di Aisha Harrison

Tajani ha salutato con favore l’azione di mediazione svolta dall’Oman: “C’è il totale sostegno dell’Italia alla mediazione dell’Oman fra Usa e Iran”. Il ministro omanita ha espresso profondo apprezzamento per la disponibilità offerta dal Governo italiano a facilitare il dialogo tra le parti in un ambiente sereno e produttivo.

Roma palcoscenico della diplomazia internazionale. Il secondo round dei delicati colloqui sul programma nucleare iraniano tra Stati Uniti e Iran, inizialmente previsto a Muscat in Oman, si terrà invece sabato nella Capitale italiana. Un doppio salto mortale logistico: da Roma a Muscat, e poi di nuovo a Roma. A segnalare per prima l’inatteso dietrofront è stata Axios.
Non solo uno spostamento geografico, ma anche un intreccio fitto di diplomazia ad alta quota: secondo fonti di Sky Arabia, il ministro degli Esteri Antonio Tajani, vero regista dell’iniziativa, incontrerà a margine dei negoziati l’inviato dell’ex presidente Usa Donald Trump, Steve Witkoff, il collega iraniano Abbas Araghchi e il ministro degli Esteri omanita Badr Albusaidi. Tajani ha voluto al tavolo anche Rafael Grossi, direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), a testimonianza dell’importanza strategica che l’Italia attribuisce a questa partita.
Il ritorno di Roma e il malumore di Teheran
Ma a Teheran il cambio di sede non è stato accolto con entusiasmo. “Nel calcio, spostare la linea di porta è un fallo tattico”, ha scritto su X il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baqaei. Una metafora calcistica per denunciare lo spostamento come atto di scarsa serietà e “mancanza di buona fede”. “Siamo ancora in modalità test”, ha aggiunto, accompagnando il post con l’eloquente hashtag: #negoziatiinOman.
Eppure, proprio l’Oman – che aveva ospitato il primo round lo scorso 12 aprile presso la residenza del ministro Albusaidi – resta protagonista nella funzione di mediatore. Un ruolo riconosciuto e sostenuto apertamente dall’Italia. Tajani ha infatti sottolineato il “totale sostegno alla mediazione dell’Oman fra USA e Iran”, elogiando lo sforzo di Muscat nel favorire il dialogo in un contesto internazionale sempre più teso.
Italia: ponte tra le diplomazie
La mossa di ospitare a Roma questa nuova fase del negoziato non è affatto casuale. L’Italia – da sempre ponte tra Occidente e mondo arabo – sta ritagliandosi un ruolo sempre più centrale nella diplomazia multilaterale. Tajani ha ribadito che il Governo è pronto “ad accompagnare ogni ulteriore iniziativa in favore della pace e della stabilità internazionale”.Un auspicio, certo, ma anche un obiettivo concreto. L’auspicio che, da Roma, possa arrivare l’impulso decisivo per sbloccare un dialogo rimasto per troppo tempo incagliato in una fitta rete di sfiducia e provocazioni reciproche. La speranza è che, almeno nella diplomazia, la linea di porta resti ben salda e condivisa da tutti.Una partita a più porte, ma con un solo obiettivo: la pace.
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