di Emilia Morelli
L’atmosfera del pianeta K2-18b mostra possibili segnali biologici: gli scienziati di Cambridge rilevano molecole che sulla Terra derivano solo da esseri viventi
Potremmo essere vicini a uno dei più grandi traguardi della scienza moderna: identificare prove di vita oltre i confini del nostro sistema solare. Un team di ricercatori dell’Università di Cambridge ha infatti annunciato di aver rilevato, attraverso il telescopio spaziale James Webb, segnali chimici particolarmente interessanti nell’atmosfera del pianeta K2-18b. Le molecole osservate – dimetil solfuro (DMS) e dimetil disolfuro (DMDS) – sono, sulla Terra, prodotte esclusivamente da organismi biologici, in particolare da microrganismi marini.
La biofirma di K2-18b: un segnale da non ignorare
I risultati, pubblicati su The Astrophysical Journal Letters, non costituiscono la prova diretta della presenza di vita, ma rappresentano una potenziale biofirma, cioè un’indicazione indiretta di attività biologica. Gli scienziati sottolineano l’importanza della cautela, precisando che sono necessarie ulteriori indagini per confermare quanto osservato. Tuttavia, si tratta di una delle evidenze più promettenti mai ottenute finora nell’ambito dell’astrobiologia.
Il mondo misterioso di K2-18b
K2-18b è un esopianeta situato a circa 124 anni luce dalla Terra, nella costellazione del Leone. Ha una massa pari a otto volte e mezzo quella terrestre e un diametro 2,6 volte più grande. Si trova all’interno della cosiddetta “zona abitabile” della sua stella, una regione che potrebbe permettere l’esistenza di acqua liquida in superficie, una delle condizioni fondamentali per sostenere la vita come la conosciamo.
Le analisi suggeriscono che il pianeta possieda un interno simile a quello di Nettuno, con un mantello ricco di ghiaccio ad alta pressione. La sua atmosfera, caratterizzata da un’alta concentrazione di idrogeno, potrebbe celare sotto di sé un vasto oceano, rendendolo un candidato ideale per ospitare forme di vita microbiche.
Osservazioni contrastanti e la sfida dell’interpretazione
Già nel 2023 si era parlato di possibili tracce di DMS e DMDS su K2-18b, ma uno studio californiano aveva messo in discussione i risultati, sostenendo che i segnali rilevati potevano essere confusi con quelli del metano. Tuttavia, il gruppo guidato dall’astrofisico Nikku Madhusudhan ha continuato a raccogliere dati, convinto della validità delle proprie osservazioni. Secondo Madhusudhan, siamo di fronte a una delle evidenze più vicine a un’indicazione di vita oltre la Terra, pur restando necessarie ulteriori ore di osservazione per confermare la presenza del dimetilsolfuro.
Scetticismo e ipotesi alternative
Non tutti, però, condividono l’entusiasmo. Alcuni studiosi fanno notare che composti simili al DMDS sono stati trovati anche su comete, il che apre la possibilità che simili molecole possano generarsi anche tramite meccanismi non biologici. Inoltre, la concentrazione di questi composti rilevata su K2-18b è molto più elevata rispetto a quella presente sulla Terra, suggerendo che l’origine possa essere legata a fenomeni ancora sconosciuti.
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