di Corinna Pindaro
L’inviato di Trump per l’Ucraina propone una spartizione simbolica del Paese: zone di controllo internazionali, demilitarizzazione e un futuro politico incerto
Una provocazione o un serio tentativo di trovare una via d’uscita al conflitto russo-ucraino? Il generale Keith Kellogg, ex consigliere per la sicurezza nazionale di Donald Trump e oggi suo inviato per la questione ucraina, ha avanzato una proposta che sta facendo discutere: dividere l’Ucraina secondo un modello simile a quello adottato a Berlino dopo la Seconda guerra mondiale. In un’intervista al Times, il generale ha delineato uno scenario in cui forze internazionali occuperebbero porzioni del territorio ucraino per garantire una tregua e stabilizzare il fronte.
Forze alleate a ovest, truppe russe a est: lo schema della spartizione
Secondo Kellogg, il piano prevederebbe l’intervento di una coalizione formata da Regno Unito e Francia nelle aree occidentali dell’Ucraina, mentre le zone orientali, già occupate dalla Russia, resterebbero sotto il controllo di Mosca. Tra le due, un corridoio demilitarizzato di circa 30 chilometri farebbe da cuscinetto per evitare scontri diretti, con un arretramento simmetrico delle forze militari ucraine e russe lungo la linea del fiume Dnipro.
Un ritorno al passato con nuovi equilibri geopolitici
L’immagine evocata da Kellogg richiama direttamente il dopoguerra europeo: una nazione frammentata in zone di influenza, ognuna affidata a potenze diverse, ma questa volta senza la presenza di truppe statunitensi. L’idea, secondo il generale, sarebbe quella di creare una “forza di rassicurazione”, che non venga percepita come provocatoria da Mosca, ma che permetta una stabilizzazione dell’area. Tuttavia, il Cremlino ha già ribadito il proprio rifiuto categorico a qualsiasi presenza militare Nato sul suolo ucraino.
Il nodo del cessate il fuoco e la posizione americana
Mentre Trump evita di impegnarsi ufficialmente e si dichiara contrario all’invio di truppe statunitensi, emergono le prime indiscrezioni su possibili concessioni strategiche. Secondo alcune fonti riportate da Reuters, l’ex presidente starebbe valutando l’idea di riconoscere alla Russia il controllo delle quattro regioni ucraine occupate nel 2022, oltre alla Crimea. Un’opzione che, secondo Kellogg stesso, non sarebbe accettabile per Kiev, sebbene il governo ucraino sia teoricamente pronto a negoziare su alcuni aspetti territoriali.
Kiev sotto pressione, Mosca prende tempo
Nel frattempo, si intensificano i contatti diplomatici. Steven Witkoff, altro emissario di Trump, ha incontrato Vladimir Putin a San Pietroburgo per discutere un possibile accordo di tregua. Ma da Mosca sono arrivate subito docce fredde, con il Cremlino che ha minimizzato le aspettative di un imminente svolta. Intanto, Zelensky guarda con preoccupazione ai segnali di apertura americana verso una spartizione, che rischia di rafforzare la posizione russa sul terreno.
Smentite e ambiguità: il caso Kellogg
Nel giro di poche ore, il generale Kellogg ha cercato di correggere il tiro rispetto all’intervista, sostenendo che le sue parole siano state fraintese. “Parlavo di un piano per rafforzare la sovranità ucraina, non di una divisione formale del Paese”, ha dichiarato, spiegando che la proposta prevedeva zone di responsabilità internazionale, non una spartizione politica. Ma la visione di un’Ucraina frammentata lungo linee di influenza rimane sul tavolo, alimentando il dibattito su cosa potrebbe significare davvero la fine di questa guerra.
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L’articolo “Spartire l’Ucraina come fu per Berlino”, la proposta di Kellogg poi ritrattata proviene da Associated Medias.

