di Emilia Morelli

Per Bankitalia qualità delle esportazioni italiane potrebbe offrire un parziale scudo alla guerra commerciale con gli Stati Uniti. Ma le incertezze restano forti, mentre i salari reali faticano a recuperare terreno

bankitaliaNonostante l’impatto potenzialmente destabilizzante dei nuovi dazi imposti dagli Stati Uniti, Bankitalia apre uno spiraglio di fiducia per l’economia italiana. Nel suo ultimo Bollettino economico, l’istituto centrale sottolinea che il tessuto produttivo nazionale, grazie a un’alta qualità media delle esportazioni, potrebbe affrontare con una certa resilienza gli effetti delle tariffe imposte dall’amministrazione Trump.

A pesare sul commercio internazionale, infatti, è l’inasprimento delle relazioni tra Stati Uniti ed Europa, con nuove misure doganali che minacciano i flussi commerciali. L’Italia, però, potrebbe limitare i danni almeno nel breve periodo.

Per Bankitalia l’export italiano resiste grazie alla qualità

Secondo gli analisti di Via Nazionale, il 43% delle merci italiane esportate verso gli Stati Uniti rientra in una fascia di alta qualità, mentre il 49% si colloca nella fascia media. Questa caratteristica rende i prodotti italiani meno sostituibili sul mercato americano, rafforzando la posizione del Made in Italy rispetto ad altri Paesi europei.

A livello continentale, solo Francia e Germania superano l’Italia per quota di prodotti esportati con alto valore qualitativo. Inoltre, i margini operativi solidi delle imprese italiane potrebbero consentire di assorbire parte dei costi aggiuntivi legati ai dazi, preservando una certa competitività.

Crescita modesta, ma sopra le attese per Bankitalia

Nel quadro delineato da Bankitalia, la crescita economica nazionale rimane moderata ma positiva. Le stime indicano un aumento del PIL dello 0,6% nel 2025 – cifra in linea con quella presentata dal governo – seguita da un +0,8% nel 2026 e +0,7% nel 2027.

Tuttavia, le proiezioni attuali si basano su uno scenario intermedio, che include le tariffe già attivate ma non tiene conto della pausa di tre mesi concessa da Washington ai Paesi che hanno evitato contromisure. Un’eventuale svolta diplomatica potrebbe migliorare il quadro economico, ma i rischi restano concreti.

Rischi reali: instabilità e contraccolpi sui mercati

Se la tregua temporanea dovesse fallire e sfociare in una nuova ondata di sanzioni e ritorsioni, l’economia globale potrebbe subire scossoni ben più gravi. Bankitalia sottolinea che un’escalation commerciale accompagnata da incertezza prolungata e tensioni finanziarie avrebbe conseguenze negative ben più marcate.

La guerra commerciale potrebbe quindi trasformarsi da rischio contenuto a fattore di freno deciso per la crescita, in un contesto dove la ripresa post-pandemica è ancora fragile e l’industria continua a navigare tra difficoltà strutturali e instabilità geopolitiche.

Salari in ripresa, ma ancora lontani dal livello pre-crisi

Nonostante il quadro relativamente positivo della domanda interna, trainata da consumi e investimenti – spinti anche dai progetti del PNRR – i salari reali italiani restano in affanno. A febbraio 2025, le retribuzioni nel settore privato risultavano ancora inferiori dell’8% rispetto al 2021, prima dell’impennata dei prezzi.

Nel dettaglio, i salari dell’industria si attestano cinque punti sotto i livelli pre-crisi, mentre nei servizi la distanza è ancora più marcata, con un calo del 10%. La crescita dei redditi nominali, pur in miglioramento e superiore all’inflazione, non è ancora sufficiente a colmare del tutto il gap causato dall’aumento del costo della vita.

Tra resilienza e incertezza

L’economia italiana si trova in bilico tra segnali di resistenza strutturale – come la qualità dell’export e i margini aziendali – e fattori di rischio legati a dinamiche internazionali imprevedibili. La guerra commerciale con gli Stati Uniti rappresenta una minaccia concreta, ma anche un banco di prova per misurare la tenuta del nostro sistema produttivo.

In questo scenario, sarà decisivo monitorare l’evoluzione delle relazioni transatlantiche e le possibili soluzioni negoziali. La qualità, ancora una volta, si conferma una risorsa strategica. Ma da sola non basta.

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