di Velia Iacovino
La mattina del 9 aprile, poco dopo l’apertura di Wall Street, il presidente ha pubblicato su Truth un messaggio: “Ora è il momento di comprare”. Solo poche ore dopo è arrivato l’annuncio della sospensione dei dazi – eccezion fatta per quelli contro la Cina – provocando un’impennata dei mercati finanziari.
La mattina del 9 aprile, Donald Trump ha premuto “pubblica” su Truth Social e ha lanciato in rete questo messaggio : “Ora è il momento di comprare.” Un invito agli investimenti, apparentemente generico, pubblicato poco dopo l’apertura di Wall Street. Ma nel giro di poche ore, le Borse hanno reagito come se qualcuno avesse pigiato un detonatore: il presidente ha annunciato la sospensione a sorpresa di una serie di dazi, provocando un balzo dei mercati. Una coincidenza? O qualcosa di più?
A chiederselo non è solo l’opinione pubblica, ma anche il deputato democratico Adam Schiff, che ha acceso i riflettori su quella manovra e ora chiede formalmente un’indagine del Congresso. Vuole capire se dietro quel tweet si nasconda un caso di insider trading, e se qualcuno – magari molto vicino al potere – abbia sfruttato informazioni riservate per guadagnare milioni.
«Non è escluso che si tratti di manipolazione del mercato a fini personali», ha dichiarato Schiff al Time. «Anche le meme coin di famiglia, in certi casi, possono diventare strumenti di arricchimento illecito. Voglio sapere se c’è stato un disegno dietro quei movimenti».
Sul social X, l’ex Twitter, lo stesso Schiff ha lanciato un altro interrogativo: «Chi, nell’amministrazione, era già a conoscenza dello stop ai dazi prima che diventasse pubblico? Qualcuno ha comprato o venduto, lucrando a spese degli americani?»
A fare eco alle sue preoccupazioni è il senatore democratico Chris Murphy, che senza mezzi termini parla di uno «scandalo di insider trading alle porte». Per lui, il messaggio di Trump delle 9:30 è la prova di un intento chiaro: «Voleva che i suoi uomini facessero soldi con informazioni che solo lui aveva».
Il Congresso osserva… e forse investe
Nel turbine delle accuse spunta anche Alexandria Ocasio-Cortez, che non si limita a puntare il dito verso la Casa Bianca. Lancia un appello al Congresso stesso: «Qualunque parlamentare abbia comprato azioni nelle ultime 48 ore dovrebbe parlarne ora. Le voci che girano nei corridoi non sono affatto rassicuranti.»
La scadenza ufficiale per la trasparenza finanziaria è fissata per il 15 maggio, ma AOC è convinta che il tempo delle domande sia già arrivato: «Stiamo per scoprire cose interessanti. E soprattutto, è ora di vietare l’insider trading tra i nostri rappresentanti».
DJT, un codice (forse) troppo chiaro
A rendere ancora più controverso il post di Trump è quella firma finale: DJT – le sue iniziali, certo, ma anche il ticker in Borsa della Trump Media & Technology Group, società madre della piattaforma Truth Social. Volontario o no, il riferimento ha fatto decollare il titolo, che ha chiuso la giornata con un +22,67%. Una performance stellare, che stona con i conti della società: 400 milioni di perdite nel 2024.
La quota del 53% controllata da Trump – oggi gestita tramite un trust intestato al figlio maggiore, Donald Trump Jr. – ha visto il suo valore crescere di oltre 415 milioni di dollari in un solo giorno.
«Trump adora tenere in pugno i mercati, ma questo è un terreno pericoloso», avverte Richard Painter, ex responsabile dell’ufficio etico della Casa Bianca. «Fare trading su informazioni riservate, o spingere altri a farlo, è un crimine. Chi ha comprato dopo quel messaggio ha fatto una fortuna. Ma potrebbe averlo fatto illegalmente.»
Anche tra i repubblicani, movimenti sotto osservazione
E mentre i democratici alzano la voce, i riflettori si accendono anche su alcune mosse sospette tra le fila repubblicane. Marjorie Taylor Greene, deputata della Georgia e fedele alleata di Trump, ha rivelato di aver acquistato azioni nei giorni 3 e 4 aprile, proprio mentre i mercati crollavano a seguito del primo annuncio presidenziale sui dazi per il “Giorno della liberazione”.
I titoli scelti? Colossi tech come Amazon e Apple, le cui azioni sono salite rispettivamente del 12% e del 15% appena pochi giorni dopo. Tempismo perfetto.
Dalla Casa Bianca, il portavoce Kush Desai liquida le accuse: «Il presidente ha il dovere di rassicurare gli americani sulla solidità dell’economia, nonostante il panico alimentato dai media».
Ma l’impressione, a guardare il grafico in Borsa e i post sui social, è che qui ci sia qualcosa di più di un semplice tentativo di rassicurazione.
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