di Redazione

Tra le tante opere esposte c’è quella di Stefen Eberhard “Arabidopsis Thaliana”, che attraverso un microscopio a scansione ci rivela l’immagine di un fiore con una nitidezza tridimensionale dimostrando i particolari della struttura riproduttiva che conferisce ad essa un fascino estetico oltre alla valenza scientifica, per essere stato il primo organismo vegetale ad essere sequenziato nel suo intero genoma, tanto da essere premiato per la ricerca scientifica nella biologia molecolare

 

di  Isa Di Lelio

I fiori sono sempre stati presenti nella nostra vita con la loro bellezza e le emozioni che ci danno, così come attraverso i secoli sono stati capaci di assumere un loro linguaggio nella Storia, che unisce passato, presente e futuro, tra scienza, arte e natura.
E’ quello che viene mostrato e dimostrato nell’esposizione “Flowers” (L’arte dei fiori. Dal Rinascimento all’intelligenza artificiale), in corso al Chiostro del Bramante fino al 14 settembre 2025. Si fa ingresso nella mostra e attraverso grandi veli con disegni floreali coloratissimi, che scendono dalle arcate rinascimentali, si intravede la bellezza del Chiostro del Bramante.  Si comincia ad entrare infatti in un’atmosfera surreale scoprendo il “Tempio dei fiori” dell’autrice Austen Young che vuole rappresentare un dialogo tra l’architettura cinquecentesca e un omaggio alla Madre Terra, simbolo di natura e rigenerazione da cui esce fuori un abbinamento natura- spiritualità.

La caratteristica interessante di questa mostra e al tempo stesso il suo significato fondante è l’incontro tra arte natura e scienza.
Infatti ogni fiore è un invito anche a riflettere sulla nostra relazione con la Natura e sul ruolo che possiamo assumere per proteggerla.
Tra le tante opere esposte c’è quella di Stefen Eberhard “Arabidopsis Thaliana”, che attraverso un microscopio a scansione ci rivela l’immagine di un fiore con una nitidezza tridimensionale dimostrando i particolari della struttura riproduttiva che conferisce ad essa un fascino estetico oltre alla valenza scientifica, per essere stato il primo organismo vegetale ad essere sequenziato nel suo intero genoma, tanto da essere premiato per la ricerca scientifica nella biologia molecolare.

Altra opera di grande suggestività è “Forest Flux” di Tamiko Thiel, creata da un algoritmo collegato all’intelligenza artificiale, che in un video mostra il succedersi delle stagioni, caratterizzate dai diversi mutamenti atmosferici, pioggia, sole, fioritura di alberi e cespugli, con connessi elementi, tra volatili e animali, che insieme formano il complesso quadro di un ecosistema, lo stesso in cui
anche l’uomo è inserito. Questa opera intende invitare il pubblico a considerare, evidenziandolo, il ruolo fondamentale di
ogni organismo nella rete ecologica.

Passando di stanza in stanza, nel prosieguo della mostra troviamo legami tra fiori e credenze, religione e mito. Il giglio simbolo di purezza, la rosa emblema di perfezione, amore ma anche fugacità per la sua breve durata. Conosciamo il mito greco di Narciso, il giovane innamorato della propria immagine e trasformato nel fiore omonimo. E anche il trionfo di Flora, la dea romana della primavera e fertilità, che nel Rinascimento è rappresentata anche come dea del buon governo. I Floralia, infatti, erano feste primaverili dedicate alla rinascita in tutti i sensi. Come si vede, i fiori ci hanno sempre accompagnato nel cammino della vita spesso parlando al posto nostro. Ancora stanze ci offrono un panorama floreale che si snoda dal 1500 ai giorni nostri, esibendo quadri che, come fotografie, sempre più ritraggono i fiori con rigoroso realismo, scivolando nella tecnica e anche nell’espressione in video che cercano di rappresentare il ciclo vitale di questi
organismi, dal loro fiorire, al loro appassire per poi rinascere.

Si giunge addirittura in alcune opere, direi estreme, come ”Extra Natural” di Chevalier, a proporre un complesso intreccio fra natura e artificio, invitando lo spettatore ad immergersi in un giardino virtuale che fonde realtà ed immaginazione. Una natura reinventata dove il mondo vegetale viene trasformato in un universo digitale, tutto basato su algoritmi generatori, dando vita ad una flora
artificiale in continua metamorfosi. Ad un certo punto del percorso, le sorprese non sono finite, ci troviamo davanti un lungo filare di
archi da cui pendono, foltissimi, rami fioriti luminescenti, che sembrano far parte di un giardino incantato, attraversato il quale si arriva alla “Camera delle Meraviglie”. Si tratta di un tipico ambiente rinascimentale dove collezionisti e studiosi erano soliti conservare oggetti rari e preziosi,mcreazioni artistiche, reperti naturali, curiosità scientifiche e manufatti. In questa sezione della mostra la ricreata tradizione della “Camera delle Meraviglie” si evolve in una forma contemporanea dove viene esposta una collezione eterogenea tra fascino antico e moderne tecniche di studio, dove si fa risaltare sempre questa connessione tra arte-natura- scienza.

L’ultima scena che chiude la mostra, dopo aver salito i gradini di una scala dalle pareti dipinte di giganteschi magnifici fiori, è un campo di sabbia, grande quasi quanto la stanza, in cui sono piantati piccolissimi alberelli in acciaio colorati, ordinati come filari di una vigna.
L’interpretazione di questa creazione dell’artista sembra racchiudere un po’ tutto il senso della mostra che simula un’applicazione della tecnologia, pur interessante, alla Natura, ma nonostante i virtuosismi e i tecnicismi, realizzati con maestria e competenza, quest’ultima esce vincente nel fascino dei fiori esaltati nella loro fragilità e potenza di Vita. I fiori sono simbolo perfetto di un’idea di bellezza imperfetta, proprio perché essi variano di forme, colori, significati e non sono mai uguali se non nella loro essenza che è libertà e armonia nella
nascita e rinascita continua. Essi rappresentano una speranza al di là di ogni limite imposto. Eppure c’è una creatura ancor più bella dei fiori.
Ci pensa un famoso sarto a ricordarcelo con una frase che sta in fin di uscita dalla mostra: “Dopo la donna i fiori sono la cosa più bella che Dio abbia dato al mondo” (firmato Christian Dior).

 

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