di Mario Tosetti

Le remote isole della Francia al largo del Canada diventano protagoniste di un acceso dibattito tra destra e governo centrale

franciaSaint-Pierre e Miquelon, minuscolo arcipelago della Francia situato nell’Atlantico settentrionale, torna al centro dell’attenzione internazionale. Dopo essere stato colpito da una pesante tassa doganale del 50% imposta dagli Stati Uniti sotto l’amministrazione Trump, l’arcipelago è ora coinvolto in un acceso scontro politico interno alla Francia.

La proposta controversa di Laurent Wauquiez

Laurent Wauquiez, esponente di punta dei Républicains, ha acceso la polemica proponendo che gli stranieri soggetti a un ordine di espulsione (Oqtf) vengano trasferiti proprio a Saint-Pierre e Miquelon. La sua dichiarazione, rilasciata in un’intervista a JDNews, ha sollevato un polverone: “Dovrebbero scegliere se tornare nel proprio Paese o andare a Saint-Pierre e Miquelon”, ha affermato il politico.

Un clima ostile come deterrente

Nel suo ragionamento, Wauquiez ha sottolineato le condizioni climatiche rigide dell’arcipelago come strumento dissuasivo: temperature medie annuali di 5 gradi e quasi 150 giorni all’anno di maltempo. A suo avviso, questa realtà geografica potrebbe scoraggiare molti stranieri dal rifiutare il rimpatrio. Inoltre, ha auspicato l’allungamento della detenzione amministrativa per gli Oqtf, citando i modelli di Italia e Regno Unito.

Una mossa elettorale travestita da fermezza

L’iniziativa appare chiaramente legata al congresso imminente del partito Républicains, dove Wauquiez intende rafforzare la sua immagine di leader duro, adottando un linguaggio più vicino all’estrema destra. Non manca poi un attacco indiretto al rivale interno Bruno Retailleau, attuale ministro dell’Interno, la cui gestione del dossier Oqtf è stata messa in discussione dopo il rifiuto dell’Algeria di accettare il rimpatrio di decine di suoi cittadini. Wauquiez ha colto l’occasione per rilanciare le sue ambizioni presidenziali in vista del 2027.

Il governo e l’opposizione respingono l’idea

La risposta dell’esecutivo non si è fatta attendere. Manuel Valls, ministro dei Territori d’Oltremare, ha bollato la proposta come “inaccettabile”, ribadendo che Saint-Pierre e Miquelon fa parte a pieno titolo della Repubblica francese e non può diventare un campo di isolamento. Ha poi criticato duramente l’idea, definendola un ritorno a pratiche coloniali.

Reazioni trasversali: dal centrosinistra a Marine Le Pen

La sinistra ha reagito con forza: Boris Vallaud, capogruppo dei socialisti, ha liquidato la proposta come “indegna e assurda”, paragonandola a una Guantánamo francese. Anche Marine Le Pen ha preso le distanze, sottolineando che i soggetti sotto Oqtf dovrebbero essere rimpatriati e non confinati in territori d’oltremare. Il centrista Pieyre-Alexandre Anglade ha ironizzato: “Dell’anima repubblicana in Wauquiez resta solo il nome del partito”.

(Associated Medias) – Tutti i diritti sono riservati

L’articolo Francia, la proposta della destra: “Mandiamo gli stranieri in Canada” proviene da Associated Medias.