di Annachiara Mottola di Amato

La Cina su cui pesano tariffe al 104% a breve riunirà un vertice di emergenza

Gli Usa di Trump hanno imposto una nuova ondata di tariffe contro decine di partner commerciali, colpita soprattutto la Cina. I nuovi ‘dazi reciproci’ sono personalizzati nei confronti di circa 60 economie e sostituiscono quelli di base entrati in vigore sabato. I nuovi livelli decise dall’amministrazione a stelle e strisce variano dall’11 al 50%, con la rappresaglia diretta contro Pechino che porterà l’aliquota al tetto di 104%. Secondo la Reuters, la Cina a breve riunirà un vertice d’emergenza sul tema.

L’Italia

La premier Giorgia Meloni, che ieri ha avuto una riunione con la task force ministeriale sui dazi, sta valutando aiuti alle imprese italiane se necessario ma nel frattempo cerca il dialogo con gli Usa. Il 17 aprile, infatti, sarà da Trump per parlare delle tariffe e di un possibile accordo.

Cina riunisce vertice d’emergenza sui dazi Usa

La leadership cinese prevede di tenere un incontro di alto livello, forse  già oggi, per definire le misure volte a rilanciare l’economia e a stabilizzare i mercati dei capitali, nel mezzo dell’impennata delle tensioni nella guerra commerciale con gli Stati Uniti. Lo riporta la Reuters, ricordando i timori degli economisti su uno scenario di minor crescita del Dragone nel 2025 pari anche all’1-2% del Pil. Si tratta del primo vertice di questo tipo a essere reso pubblico da quando il presidente Usa Donald Trump ha imposto dazi “reciproci” sulla Cina e segue l’entrata in vigore di tariffe aggregate al 104% sull’import di beni made in China.

Le Borse europee riducono i cali

Intanto, cercano di ridurre le perdite le Borse europee grazie ai futures Usa che hanno quasi annullato i ribassi. Le vendite colpiscono soprattutto i farmaceutici dopo che Donald Trump ha annunciato nuovi dazi e i titoli dell’energia col petrolio ancora in calo. Al momento, la peggiore è Francoforte (-2,5%) fra vendite che non risparmiano nessun settore anche se a Milano (-1,9%) ha ridotto le perdite Stm (-3%). Fra i titoli dell’auto Stellantis ha cambiato direzione e guadagna l’1,6%, l’unica con segno positivo insieme a Iveco (+0,85%) sulla scia del recupero di Volkswagen (+1,8%) che ha annunciato consegne in crescita. Si è ridotto intanto lo spread Btp-Bund a 127,8 punti base.

Cnn: l’iPhone potrebbe costare 3.500 dollari se prodotto in Usa

Il prezzo di un iPhone della Apple potrebbe salire a circa 3.500 dollari se fosse prodotto negli Stati Uniti. Sono le previsioni di alcuni esperti di tecnologia alla Cnn, che stimsno le ripercussioni sulle politiche dei dazi di Donald Trump. Non a caso, il presidente e i suoi funzionari economici hanno promesso che, a seguito dei dazi, numerosi posti di lavoro nel settore manifatturiero sarebbero “rilocalizzati” negli Stati Uniti, dando lavoro a milioni di americani. Gli iPhone prodotti sul suolo americano potrebbero costare più di tre volte il loro prezzo attuale di circa 1.000 dollari perché sarebbe necessario replicare l’ecosistema produttivo altamente complesso attualmente esistente in Asia. “Se si costruisce questa (catena di approvvigionamento) negli Stati Uniti con una fabbrica in West Virginia e nel New Jersey, si tratterebbe di iPhone da 3.500 dollari”, hanno spiegato gli esperti, riferendosi agli impianti di fabbricazione. E anche se si verificasse ciò,, per Apple sarebbe comunque poco conveniente: trasferire solo il 10% della propria catena di approvvigionamento negli Stati Uniti costerebbe all’azienda di Jobs circa 30 miliardi di dollari e tre anni.

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