di Corinna Pindaro
La Commissione Ue presenta EU-Inc, il nuovo regime societario europeo pensato per semplificare la vita alle imprese. Ma per startup e investitori i limiti restano molti
L’Unione europea prova a compiere un passo verso un mercato davvero più integrato con la proposta di EU-Inc, il nuovo regime societario studiato per rendere più semplice la nascita e la gestione delle imprese in tutta Europa. L’idea iniziale era molto ambiziosa: creare una sorta di “28esimo regime”, cioè una cornice unica che consentisse alle aziende di operare nell’intera Unione senza doversi confrontare ogni volta con norme nazionali diverse.
La versione presentata dalla Commissione, però, appare meno rivoluzionaria rispetto alle aspettative. Per molti osservatori rappresenta comunque un segnale importante, mentre per altri resta una riforma incompleta, incapace di superare davvero la frammentazione che continua a frenare la competitività europea.
Perché il mondo delle startup chiedeva una società europea unica
La richiesta di una nuova forma societaria europea è nata soprattutto dall’ecosistema dell’innovazione. Startup, investitori e operatori del venture capital da tempo segnalano che uno dei maggiori ostacoli alla crescita delle imprese europee è proprio la difficoltà di muoversi in un mercato unico che, nei fatti, rimane ancora spezzettato.
Per una giovane impresa, doversi adattare a regole diverse da Paese a Paese significa costi più alti, procedure più lente e una minore capacità di espansione. È anche per questo che il tema era entrato tra i punti centrali del dibattito sul rilancio del mercato unico europeo, sostenuto sia da Enrico Letta sia dalla Commissione guidata da Ursula von der Leyen.
Cosa prevede la proposta della Commissione europea
Il nuovo schema disegnato da Bruxelles introduce alcune semplificazioni concrete. La futura società europea potrà essere costituita online in tempi molto rapidi, con costi contenuti, senza l’obbligo di un capitale minimo e con la possibilità di retribuire i dipendenti anche tramite azioni, una pratica molto diffusa nel mondo delle startup.
Un elemento considerato particolarmente positivo è la scelta dello strumento giuridico. La Commissione ha optato per un regolamento e non per una direttiva. Questo significa che, una volta approvato, il testo sarà applicabile direttamente in tutti gli Stati membri, evitando il rischio di recepimenti nazionali differenti che avrebbero potuto moltiplicare ulteriormente le divergenze.
I limiti della nuova EU-Inc e il compromesso politico
Nonostante gli aspetti favorevoli, la proposta è stata giudicata da molti come un compromesso al ribasso. Per ottenere un sostegno politico più ampio tra i Paesi membri, il progetto ha perso infatti alcune delle caratteristiche che lo avrebbero reso davvero innovativo.
Non è previsto, per esempio, un registro unico europeo delle imprese, ma solo una piattaforma comune capace di dialogare con i registri nazionali. Allo stesso modo, manca un sistema giuridico europeo per la risoluzione delle controversie, con la conseguenza che eventuali contenziosi continueranno a essere gestiti dai singoli tribunali nazionali. Proprio qui, secondo i critici, riemerge tutta quella complessità che la riforma avrebbe dovuto eliminare.
Il confronto con il modello americano del Delaware
Una delle osservazioni più ricorrenti riguarda il confronto con il Delaware, lo Stato americano che nel tempo è diventato un punto di riferimento per moltissime aziende, soprattutto tecnologiche, grazie a regole chiare e a una forte certezza del diritto.
Secondo diversi esperti del settore, la nuova EU-Inc non offre ancora un’alternativa davvero competitiva rispetto a quel modello. Senza un quadro legale pienamente armonizzato e senza un unico foro competente, l’Europa rischia di restare meno attrattiva per fondatori e investitori, che potrebbero continuare a preferire ordinamenti più semplici e prevedibili.
Le reazioni tra imprese, sindacati e mondo dell’innovazione
Le valutazioni sulla proposta restano molto distanti. Una parte del mondo industriale guarda con favore all’impostazione più prudente scelta dalla Commissione, apprezzando soprattutto l’estensione del regime a tutte le imprese e non soltanto alle startup tecnologiche.
Di segno diverso le reazioni della filiera dell’innovazione, che considera il testo troppo debole rispetto agli obiettivi iniziali. La sensazione diffusa è che il nuovo impianto non riesca ancora a offrire un vantaggio abbastanza forte da convincere imprenditori e investitori a sceglierlo al posto delle forme societarie nazionali già esistenti. Anche sul fronte politico e sindacale sono emerse riserve, in particolare per il timore che il nuovo regime possa creare margini per aggirare alcune tutele previste nei diversi ordinamenti nazionali.
Il negoziato europeo e i prossimi passaggi
La proposta entra ora nella fase negoziale tra Commissione, Parlamento europeo e governi nazionali. A Bruxelles c’è l’aspettativa di arrivare a un’approvazione entro la fine dell’anno, con tempi considerati rapidi per gli standard dell’Unione.
Resta però da capire se durante il confronto istituzionale ci sarà spazio per rafforzare il testo o se prevarrà la linea del compromesso minimo. Molti osservatori ritengono difficile che le prossime trattative possano trasformare radicalmente l’impianto attuale, soprattutto perché su questi temi le resistenze degli Stati membri restano forti.
Un primo passo utile, ma non ancora decisivo
EU-Inc rappresenta senza dubbio un tentativo di rendere più semplice fare impresa in Europa, ma per ora non appare ancora la svolta che startup e investitori chiedevano da tempo. La proposta segna un avanzamento sul piano simbolico e introduce alcuni elementi di semplificazione, ma non elimina davvero le barriere che frammentano il mercato unico.
Per questo il giudizio finale resta sospeso tra due letture opposte. Da una parte c’è chi vede nella riforma un primo passo nella direzione giusta. Dall’altra c’è chi sottolinea come, senza una vera armonizzazione delle regole, il nuovo regime rischi di incidere poco sulla capacità dell’Europa di far crescere le proprie imprese più innovative.
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