di Redazione

Il secondo rapporto dell’OMS sull’equità nella salute evidenzia forti disparità socio-economiche in Europa: i giovani in difficoltà si ammalano di più, crescono i disturbi mentali e aumentano i bisogni sanitari insoddisfatti

In Europa, le condizioni socio-economiche continuano a influenzare profondamente lo stato di salute delle persone, a partire dai più giovani. Secondo il secondo rapporto dell’Organizzazione mondiale della sanità sull’equità sanitaria, i ragazzi che vivono in contesti svantaggiati hanno una probabilità doppia di sviluppare problemi di salute rispetto ai loro coetanei più benestanti. Tra i fattori determinanti emergono i bisogni sanitari non soddisfatti, significativamente più diffusi tra le fasce economicamente fragili: fino a 2,6 volte in più tra le donne e 2,7 tra gli uomini.

Il rapporto, presentato a Roma presso la Pontificia Università Lateranense, sottolinea come investire nella salute giovanile produca effetti concreti anche sul piano economico e sociale. Un miglioramento del 10% delle condizioni di salute si traduce infatti in un aumento dell’occupazione: +2,6% tra le giovani donne e +1,7% tra i giovani uomini. Tuttavia, cresce parallelamente la diffusione di disturbi depressivi e d’ansia, con un’incidenza maggiore proprio tra chi vive situazioni di disagio.

Diversi elementi incidono sulla qualità della vita: orari di lavoro eccessivi, scarso controllo sulle proprie condizioni esistenziali e relazioni sociali limitate. A ciò si aggiunge l’aumento delle spese sanitarie a carico delle famiglie in molti Paesi europei, un fenomeno che contribuisce ad ampliare le disuguaglianze e ad accrescere il rischio di povertà.

Le criticità non riguardano solo i giovani. Tra gli anziani, i bisogni sanitari insoddisfatti, la solitudine e le difficoltà economiche incidono pesantemente sulla salute mentale e fisica. L’isolamento sociale, in particolare, è associato a un aumento del 50% del rischio di ictus, demenza e mortalità precoce. Le aree più colpite risultano essere l’Europa meridionale e settentrionale.

Anche l’infanzia riflette queste disuguaglianze. I bambini che crescono in famiglie svantaggiate presentano un rischio di mortalità prima dei cinque anni doppio rispetto ai coetanei più privilegiati. Inoltre, segnalano livelli più elevati di cattiva salute e sono più frequentemente vittime di bullismo. La partecipazione ai programmi educativi per la prima infanzia è sensibilmente inferiore, mentre una percentuale significativa di bambini provenienti da contesti poveri arriva a scuola senza aver fatto colazione.

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