di Ennio Bassi

Joe Kent, direttore del National Counterterrorism Center, ha rassegnato le dimissioni criticando apertamente la guerra in Iran e attribuendo un ruolo decisivo alle pressioni israeliane. La notizia, riportata dal New York Times, apre nuove tensioni all’interno dell’amministrazione Trump

Joe Kent, tra i principali responsabili della lotta al terrorismo negli Stati Uniti, ha annunciato le sue dimissioni dalla guida del National Counterterrorism Center, dichiarando di non poter sostenere il conflitto in corso con l’Iran. In un messaggio pubblico, citato dal New York Times, Kent ha scritto: “Non posso in buona coscienza sostenere la guerra in Iran. L’Iran non rappresentava una minaccia imminente per il nostro Paese”.

Secondo quanto riportato dal quotidiano americano, l’ex funzionario ha attribuito l’origine del conflitto a pressioni esterne, sostenendo che “abbiamo iniziato questa guerra a causa della pressione di Israele e della sua potente lobby negli Stati Uniti”. Nella lettera di dimissioni indirizzata al presidente Donald Trump, Kent ha denunciato quella che definisce una “campagna di disinformazione” condotta da alti funzionari israeliani e amplificata dai media, accusata di aver influenzato l’opinione pubblica e spinto verso il conflitto.

Veterano della guerra in Iraq, Kent ha inoltre tracciato un parallelo con il 2003, sottolineando come anche allora si parlasse di un intervento rapido e necessario. Un richiamo che, secondo lui, dovrebbe invitare alla cautela.

Nel testo, emerge anche un riferimento personale: la moglie Shannon, crittologa militare, uccisa in Siria. “Come Gold Star husband che ha perso la propria moglie in una guerra”, ha scritto, “non posso sostenere l’invio di una nuova generazione a combattere e morire in un conflitto che non serve gli interessi del popolo americano”.

Come evidenzia il New York Times, Kent era considerato una voce influente all’interno dell’amministrazione, vicino alla direttrice dell’intelligence nazionale Tulsi Gabbard e sostenitore di una politica estera più prudente.

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