di Redazione

Nel diciottesimo giorno di guerra in Medio Oriente, Israele rivendica l’eliminazione di due figure chiave del sistema iraniano: Ali Larijani e Gholamreza Soleimani

Nel cuore della notte, Teheran è stata teatro di un’operazione mirata che, secondo le autorità israeliane, ha portato all’uccisione di due tra i più influenti esponenti del sistema di potere iraniano. A perdere la vita sarebbero stati Ali Larijani, segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale, e Gholamreza Soleimani, comandante delle forze Basij.

La notizia è stata confermata dal ministro della Difesa israeliano Israel Katz, che ha descritto l’operazione come un colpo decisivo contro l’apparato strategico e repressivo della Repubblica islamica. Larijani, figura di primo piano nella gerarchia iraniana, era considerato uno degli uomini più influenti del regime, con un ruolo centrale nella definizione delle politiche di sicurezza e nella gestione delle crisi interne. La sua morte rappresenta, secondo diversi osservatori, una perdita significativa per l’equilibrio decisionale di Teheran.

Accanto a lui, è stato colpito anche Gholamreza Soleimani, alla guida dei Basij, forza paramilitare nota per il suo coinvolgimento nelle operazioni di controllo interno e nella repressione delle proteste. Negli ultimi anni, i Basij hanno avuto un ruolo determinante nel contenimento delle manifestazioni antigovernative, rendendo la figura del loro comandante particolarmente rilevante all’interno dell’apparato di sicurezza.

L’operazione, stando alle ricostruzioni, sarebbe stata pianificata con precisione sulla base di informazioni di intelligence e condotta in un’area sensibile della capitale iraniana. Le autorità israeliane hanno presentato l’azione come parte di una strategia più ampia volta a indebolire le strutture di comando iraniane.

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