di Carlo Longo
La Corte d’appello vaticana annulla il primo grado del processo sui fondi della Segreteria di Stato. Nuovo dibattimento dal 22 giugno
Colpo di scena nel processo vaticano sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato: la Corte d’appello ha dichiarato la nullità relativa del primo grado e ordinato la ripetizione del dibattimento.
Il procedimento coinvolge, tra gli altri, il cardinale Angelo Becciu.
I giudici hanno disposto il deposito integrale degli atti istruttori e fissato al 22 giugno 2026 la comparizione delle parti per definire il calendario delle nuove udienze.
Le richieste della difesa
La decisione arriva dopo le contestazioni delle difese degli imputati, che avevano chiesto l’annullamento del processo.
Secondo i legali, l’ufficio del Promotore di giustizia avrebbe depositato solo una parte del fascicolo istruttorio, con alcuni documenti incompleti o coperti da omissis.
Tra i rilievi anche la mancata pubblicazione tempestiva dei Rescripta di Papa Francesco, con cui erano state introdotte deroghe al codice di procedura.
La decisione della Corte d’appello
Nell’ordinanza, i giudici sottolineano il carattere inedito della vicenda: non esistono precedenti nella giurisprudenza vaticana relativi a un deposito parziale degli atti istruttori.
La Corte ha però rilevato una violazione sostanziale del diritto di difesa:
il mancato rispetto del principio della piena conoscenza degli atti da parte dell’imputato.
Per questo è stata dichiarata la nullità relativa del procedimento, in quanto risulta viziato un atto fondamentale del giudizio, come la citazione.
I tempi del nuovo processo
L’ordinanza stabilisce ora una serie di passaggi precisi:
Entro il 30 aprile 2026, il Promotore di giustizia dovrà depositare tutti gli atti nella loro versione integrale.
Le parti avranno tempo fino al 15 giugno per esaminare i documenti e preparare la difesa.
Il 22 giugno si terrà l’udienza preliminare per organizzare il nuovo calendario del dibattimento.
Un processo già partito tra tensioni
L’appello era iniziato in un clima già molto teso.
Le difese di diversi imputati – tra cui Becciu, i finanzieri Enrico Crasso e Raffaele Mincione, oltre all’ex funzionario Fabrizio Tirabassi – avevano presentato un’istanza di ricusazione contro il Promotore di giustizia Alessandro Diddi.
Secondo la difesa, Diddi avrebbe avuto un possibile conflitto di interessi, ipotesi sostenuta anche da alcuni messaggi legati al memoriale di monsignor Alberto Perlasca, figura chiave dell’accusa.
Il magistrato ha poi fatto un passo indietro.
Una vicenda destinata a ripartire da zero
Con la decisione della Corte d’appello, il processo riparte di fatto da capo.
Un passaggio che riapre completamente uno dei procedimenti più delicati degli ultimi anni per la giustizia vaticana, destinato ora a un nuovo esame nel merito, con tutte le prove e i documenti finalmente accessibili alle parti.
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