di Emilia Morelli

Andrea Orcel lancia un’offerta pubblica di scambio su Commerzbank per consolidare la posizione di Unicredit e riaprire il dialogo con la banca e il governo tedesco

unicreditLa mossa del ceo di UniCredit, Andrea Orcel, è di quelle che solo uno stratega delle operazioni di fusione e acquisizione può mettere sul tavolo.

Il banchiere sa di avere contro di sé la banca su cui investe da oltre un anno e mezzo, Commerzbank, ma anche il governo e una parte consistente della politica tedesca.

Di fronte al muro del nazionalismo economico, però, Orcel risponde con una nuova mossa di mercato: un’offerta pubblica di scambio (Ops) che ufficialmente non mira ad acquisire il controllo dell’istituto tedesco, ma a riaprire un dialogo costruttivo.

Le ragioni tecniche dell’operazione

La decisione si basa su due motivazioni principali: una tecnica e una strategica.

Sul piano tecnico, l’Ops consente a Unicredit di consolidare la propria posizione nella banca tedesca. Con il buyback in corso, il gruppo di piazza Gae Aulenti potrebbe infatti superare la soglia del 30% del capitale, senza acquisire il controllo e senza dover continuamente ridurre la propria partecipazione per restare sotto un livello considerato sensibile.

Attualmente Unicredit detiene circa il 26% direttamente e un ulteriore 4% tramite derivati. Il prezzo dell’offerta sarà definito dall’autorità di vigilanza tedesca BaFin e dovrebbe essere pari a 0,485 azioni Unicredit per ogni azione Commerzbank, corrispondenti a circa 30,8 euro per azione, con un premio del 4% rispetto alla chiusura del 13 marzo 2026.

L’obiettivo strategico: un’operazione amichevole

Sul piano strategico, l’operazione apre la porta a uno scenario diverso da quello attuale.

L’idea di Orcel è che, nel tempo, l’opposizione tedesca possa attenuarsi. Se l’andamento dei conti di Commerzbank dovesse costringere la banca a nuovi tagli occupazionali, il rifiuto dell’operazione in nome del nazionalismo economico potrebbe diventare politicamente difficile da sostenere.

In questo contesto assumono un significato particolare le parole dello stesso Orcel, che ha parlato della volontà di avviare «un dialogo costruttivo con l’istituto tedesco e con tutti gli stakeholder».

Il no di Berlino e della banca tedesca

Al momento, però, le posizioni ufficiali restano negative.

Il ministero delle Finanze tedesco ha chiarito che «un’acquisizione ostile non sarebbe accettabile».

Anche l’amministratrice delegata di Commerzbank, Bettina Orlopp, ha ribadito la contrarietà all’operazione:

«L’offerta non è concordata e il concambio non offre un premio per i nostri azionisti».

Orlopp ha aggiunto che la priorità della banca resta «creare valore sostenibile per azionisti e stakeholder», sottolineando che proprio la creazione di valore sarebbe la base necessaria per eventuali discussioni future.

Il possibile sostegno dell’Unione europea

La strategia di Orcel trova però un sostegno importante a livello europeo.

La Commissione europea ha più volte sottolineato che il settore bancario dell’Unione ha bisogno di maggiore consolidamento per competere a livello globale. Secondo Bruxelles, fusioni domestiche e transfrontaliere possono contribuire a migliorare efficienza e redditività del sistema bancario europeo.

Il piano A e il possibile piano B

In sintesi, oggi il principale ostacolo all’operazione resta il nazionalismo economico tedesco. Ma Orcel ha già tracciato un perimetro molto preciso.

Il ceo di Unicredit ha spiegato che, una volta conclusa l’offerta, la banca potrà acquistare azioni sul mercato come qualsiasi altro investitore, senza limiti e senza dover lanciare nuove offerte.

Allo stesso tempo ha precisato:

«La nostra aspettativa è di non riuscire ad avere il controllo. Al momento non abbiamo intenzione di lanciare una nuova offerta».

Parole che delineano chiaramente il piano A, ma che lasciano intravedere anche un possibile piano B: costruire nel tempo un interesse comune tra Unicredit e Commerzbank, partendo dalle posizioni già acquisite e dall’evoluzione dei conti delle due banche.

Un interesse che oggi non esiste, ma che i prossimi mesi potrebbero rendere sempre più evidente.

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