di Corinna Pindaro
Il ministero della Giustizia invia ispettori al Tribunale dei minorenni dell’Aquila per approfondire il caso della “famiglia del bosco”. Scontro tra governo e magistrati
Il ministero della Giustizia guidato da Carlo Nordio ha avviato le procedure per inviare ispettori al Tribunale per i minorenni dell’Aquila per approfondire la gestione della vicenda della cosiddetta “famiglia del bosco”.
La decisione arriva dopo l’ordinanza del tribunale che ha disposto l’allontanamento della madre dei tre bambini, Catherine Birmingham, dalla struttura dove i minori sono attualmente ospitati. Gli ispettori del ministero, che avevano già acquisito una prima documentazione nei mesi scorsi, dovrebbero arrivare nei prossimi giorni e non è escluso che possano ascoltare magistrati e persone direttamente coinvolte nel caso.
Nordio ha confermato la decisione durante un convegno a Brescia organizzato da Fratelli d’Italia: “Abbiamo già dato disposizione di inviare gli ispettori. Un accertamento preliminare era stato avviato a novembre, ora è arrivato il momento di arrivare a una conclusione definitiva”.
Il caso della “famiglia del bosco”
Il caso riguarda una coppia anglo-australiana e i loro tre figli, finiti al centro di un procedimento del tribunale minorile che ha prima sospeso la responsabilità genitoriale e poi disposto l’allontanamento della madre dalla struttura in cui i bambini sono accolti.
La vicenda ha avuto una forte risonanza mediatica e politica, con interventi diretti anche della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. In un’intervista televisiva al programma Fuori dal coro, Meloni ha criticato la decisione giudiziaria sostenendo che l’allontanamento della madre rischierebbe di provocare ai bambini “un altro pesantissimo trauma”.
Secondo la premier, la scelta del tribunale potrebbe essere stata influenzata anche da “letture ideologiche”.
La risposta dei magistrati
Alle accuse politiche hanno replicato con una nota la presidente del tribunale minorile dell’Aquila, Maria Angrisano, e il procuratore minorile David Mancini.
I magistrati hanno respinto l’idea che le decisioni siano state motivate da posizioni ideologiche. “Nessuna posizione ideologica. Miriamo solo al benessere dei bambini”, si legge nel comunicato diffuso dopo il clamore mediatico.
Secondo i giudici, le decisioni che riguardano l’allontanamento dei minori dal contesto familiare sono sempre “sofferte e delicate” e vengono prese esclusivamente con l’obiettivo di tutelare i diritti e il benessere dei bambini.
Il principio guida: l’interesse del minore
Nel documento diffuso dal tribunale si sottolinea che la tutela della crescita e dello sviluppo equilibrato dei minori rappresenta il principio centrale dell’azione della giustizia minorile.
“L’assicurazione della corretta crescita del minore e della serena evoluzione della sua personalità è il principio guida dell’azione giudiziaria degli uffici minorili”, spiegano i magistrati, sottolineando che le decisioni vengono prese con attenzione e con il coinvolgimento dei soggetti che collaborano nel percorso.
Il tribunale ha inoltre invitato a rispettare la privacy dei soggetti coinvolti e il ruolo delle istituzioni chiamate a gestire situazioni umane particolarmente delicate.
Un nuovo passaggio nella vicenda
L’ispezione ministeriale rappresenta un nuovo passaggio nella gestione del caso. Quattro mesi fa il ministero di via Arenula aveva già avviato una prima verifica interna, limitata però all’esame degli atti e della documentazione.
Questa volta la scelta è stata quella di inviare direttamente ispettori presso il tribunale aquilano per valutare più approfonditamente le modalità con cui il procedimento è stato gestito.
L’esito dell’ispezione potrebbe chiarire definitivamente se le decisioni prese nel caso della “famiglia del bosco” siano state adottate nel pieno rispetto delle procedure previste dalla giustizia minorile.
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