di Carlo Longo
La guerra tra Iran, Israele e Stati Uniti entra nel settimo giorno. Raid israeliani in Libano, missili iraniani su più Paesi della regione e nuove tensioni con Azerbaijan e Kurdistan iracheno
La guerra tra Iran, Israele e Stati Uniti entra nel settimo giorno di combattimenti con un’escalation che coinvolge
sempre più Paesi della regione. Nelle ultime ore si sono registrati nuovi bombardamenti, minacce militari e tensioni diplomatiche che confermano l’allargamento progressivo della crisi.
L’esercito israeliano ha colpito obiettivi nel Libano meridionale e nella capitale Beirut, mentre Teheran ha intensificato la pressione sui Paesi confinanti accusati di sostenere operazioni ostili.
Raid israeliani in Libano e tensioni con Hezbollah
Tra gli sviluppi più rilevanti della giornata c’è l’offensiva israeliana contro obiettivi collegati a Hezbollah. L’aviazione di Israele ha effettuato bombardamenti nel sud di Beirut e nella città costiera di Sidone, prendendo di mira infrastrutture considerate legate al movimento sciita libanese.
Parallelamente Hezbollah ha rivendicato attacchi contro postazioni militari israeliane lungo il confine tra Israele e Libano, aumentando il rischio di un secondo fronte di guerra nella regione.
L’Iran colpisce l’Azerbaijan e minaccia il Kurdistan iracheno
Sul fronte opposto, Teheran ha lanciato nuovi attacchi contro l’Azerbaijan per il secondo giorno consecutivo. Dopo gli attacchi con droni che hanno provocato feriti nell’exclave di Nakhchivan, il governo azero ha deciso di ritirare il proprio personale diplomatico dall’Iran per ragioni di sicurezza.
Le autorità iraniane hanno inoltre minacciato di colpire tutte le infrastrutture della regione del Kurdistan iracheno qualora venisse consentito il passaggio di combattenti curdi diretti verso il territorio iraniano.
Pioggia di missili sul Medio Oriente
Secondo dati diffusi dalle autorità israeliane, dall’inizio dell’offensiva l’Iran avrebbe lanciato circa 200 missili contro Israele e altri 300 contro diversi Paesi del Medio Oriente. Gran parte dei vettori è stata intercettata dai sistemi di difesa israeliani e statunitensi.
Dal Libano sarebbero inoltre partiti circa 150 razzi diretti verso il territorio israeliano, confermando la crescente militarizzazione del conflitto su più fronti.
Meloni: priorità alla diplomazia e alla sicurezza degli italiani
Sul piano politico, la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni ha ribadito che la priorità del governo resta la tutela dei cittadini italiani nella regione e il sostegno a ogni iniziativa diplomatica.
La premier ha sottolineato la necessità di lavorare con partner e alleati per favorire il ritorno al dialogo e ridurre l’escalation militare, monitorando allo stesso tempo gli effetti economici e di sicurezza della crisi.
Mosca osserva e punta sull’energia
La crisi potrebbe avere ripercussioni anche sul mercato energetico globale. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha dichiarato che dall’inizio dell’operazione militare contro l’Iran è aumentata la domanda internazionale di petrolio e gas russi.
Secondo Mosca, la Russia rimane un fornitore affidabile di energia e potrebbe beneficiare delle tensioni che stanno colpendo il mercato energetico del Medio Oriente.
Il rischio di uno shock energetico globale
Le preoccupazioni maggiori riguardano la possibile interruzione delle esportazioni energetiche dal Golfo Persico. Il ministro dell’Energia del Qatar ha avvertito che, se la guerra dovesse prolungarsi, i Paesi della regione potrebbero essere costretti a fermare le spedizioni di petrolio e gas nel giro di poche settimane.
Uno scenario di questo tipo, secondo Doha, provocherebbe un forte aumento dei prezzi dell’energia e un impatto significativo sulla crescita economica mondiale.
Un conflitto sempre più regionale
L’evoluzione degli ultimi giorni dimostra che la guerra non è più limitata allo scontro diretto tra Israele e Iran. Il coinvolgimento di Libano, Azerbaijan, Kurdistan iracheno e dei Paesi del Golfo mostra come il conflitto stia assumendo dimensioni regionali.
Il rischio principale, secondo molti analisti, è che l’escalation continui ad allargarsi, trascinando nuovi attori nel confronto militare e rendendo sempre più difficile un ritorno rapido alla diplomazia.
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